Quel crac di un Nordest che preferisce incolpare Merkel, speculatori e Bce

Il fantasma di Zonin, l'ex presidente che nominano in pochi

nostro inviato a Gambellara (Vi)Più che un'assemblea, un funerale. Quello della Popolare etichettata Gianni Zonin, fino a un anno fa padre padrone, «viticoltore prestato alla finanza», presidente per 19 anni. E ora nel mirino di un'inchiesta giudiziaria destinata ad allargarsi a reati pesanti come l'associazione a delinquere in quella che la procura vicentina ha definito una «banca deviata».Ieri a Gambellara, a due passi dalla sua azienda vinicola, Zonin non c'era. Le ultime voci di paese lo danno a casa del figlio, a Verona. Nei 123 interventi dei soci dal palco il suo ruolo è stato ricordato indirettamente c'è chi ha parlato di «scafisti di un barcone abbandonato in mezzo al mare in tempesta» e chi ha preferito un più generico riferimento alla vecchia gestione - ma pronunciato poche volte. La prima, dopo oltre un'ora dall'inizio delle dichiarazioni di voto. In una è stato anche ribattezzato Zanin. Forse per pudore, perché «alla fine gli hanno sempre fatto fare quello che voleva», commenta un pensionato mentre sale sul pullman che lo riporterà a Padova. Meglio dare la colpa «alla Merkel», alla «perfida» Bce «che ci vuole rubare gli schei» e agli «speculatori e poteri forti internazionali». Il fantasma aleggia. Ma guai a evocarlo. Ci abbiamo provato all'uscita dell'assemblea - dove nonostante le testimonianze drammatiche e gli appelli resistere sulle barricate con piani industriali alternativi - ha vinto nettamente il fronte, rassegnato, del sì. Davanti a telecamere e taccuini nessuno ha voglia di parlarne. «Speriamo che il suo maledetto vino diventi aceto», è la battuta in dialetto di una signora. Ma il suo di chi? È tutto un «Lui», un «Loro». Non parlano di certo i dipendenti della banca che, si dice, hanno regalato a Zonin nel giorno del suo addio un orologio a pendolo. Quasi a ricordare che il tempo passa per tutti. Quel tempo «gentiluomo, giudice e consolatore» richiamato nell'ultimo intervento del nuovo ad Francesco Iorio prima del voto finale. Il tempo che spiegherà agli imprenditori che il credito viene rilasciato a fronte di progetti sostenibili e realistici e non di relazioni; e ai pensionati che investire tutto il risparmio sudato di una vita in un'unica banca non funziona, bisogna diversificare. Il tempo di un Veneto che prima di fare i conti con il futuro deve ancora chiudere quelli con il passato senza, paura, né vergogna.CC