Credito, famiglie e imprese: la ripresa vista da Patuelli

L'economia non conosce variabili indipendenti: là dove stanno male le imprese, stanno male le banche; là dove le forze produttive, le banche e le imprese soffrono, stentano a sopravvivere anche i cittadini e le famiglie. Allo stesso modo, il benessere di uno di questi elementi, genera positivi effetti anche sugli altri. Prende le mosse da questa «legge naturale» il nuovo libro del presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, che attraverso le 120 pagine del suo Banche, cittadini e imprese (edito da Rubbettino) accompagna il lettore in un percorso avvincente che racconta, senza tecnicismi, la storia di molte delle questioni più significative oggetto del dibattito economico e sociale degli ultimi anni: l'euro, i rapporti banche e imprese, l'educazione finanziaria e al risparmio, il rating, lo spread.
Il messaggio è chiaro: non si esce davvero da questa lunga e severa crisi, non ci sarà ripresa duratura, se non sapremo leggere e imparare le dure lezioni che la storia, anche recente, ci dà. «Dobbiamo ripartire insieme, con coraggio e umiltà - spiega Patuelli - per un futuro caratterizzato da più etica e più efficienza». Proprio per questo, nel testo si fa riferimento all'importanza dei modelli capitalisti, bancari e culturali che, negli anni Cinquanta, hanno realizzato il miracolo economico italiano.
Patuelli cita uomini come Alcide De Gasperi che, negli anni della ricostruzione, insegnava l'importanza della tutela del risparmio e della sua corretta allocazione. E figure come quella di Luigi Luzzatti (giurista, economista e fondatore di Bpm) secondo cui le banche devono avere «coscienza della grande responsabilità morale dei loro compiti».