Cresce il fronte «no-diesel» E Parigi prepara la stangata

Il «dispetto» dell'Eliseo alle partecipate Renault e Psa. I timori che il caso si allarghi ad altri Paesi e non tenga conto dell'abbattimento delle emissioni

Si allarga la guerra alle automobili con motori diesel. In prima linea c'è Londra e ora anche la Francia. Boris Johnson, sindaco della città sul Tamigi, ha recentemente dichiarato che, dal 2020, i proprietari di auto con motore a gasolio classificato al di sotto di Euro 6, potrebbero dover pagare ogni giorno per entrare nell'Area C di Londra, quella del Congestion Charge, ben 21,50 sterline (circa 27 euro). A Parigi, invece, proprio in questi giorni, il premier Manuel Valls ha fatto sapere di voler scoraggiare l'utilizzo dei veicoli diesel per il trasporto privato. «Per tanto tempo - ha affermato - abbiamo favorito questi propulsori; è stato un errore e lo cancelleremo progressivamente». L'idea è quella di di creare un sistema fiscale che, dal 2015, ridurrà la convenienza del diesel rispetto alla benzina. In Francia circa l'80% degli automobilisti guida vetture diesel. Lo Stato transalpino, inoltre, nelle vesti di azionista sia di Renault sia di Psa non ha sicuramente dato una buona notizia ai due gruppi, da tempo impegnati in forti investimenti proprio per ridurre drasticamente le emissioni di questi motori con risultati tangibili già da anni. Resta da vedere se il provvedimento anti-diesel sarà limitato ai veicoli più vecchi, quindi positivo perché inviterebbe, accompagnato da un congruo bonus, a cambiare macchina; oppure se la guerra ai motori a gasolio sarà tout court , riguardando anche i veicoli di nuova e più recente generazione. In questo caso, infischiandosene dell'azzeramento del particolato (il pulviscolo dannoso per la salute) e degli altri interventi sulle emissioni (CO2 e NOx), per i costruttori si prospetterebbe un bagno di sangue.

L'Eliseo, intanto, fa già i conti: la stangata, con le accise sul diesel che saliranno di 2 cent per litro, porterà nelle casse dello Stato più di 800 milioni nel solo 2015.

Anche in Italia il diesel rappresenta una buona fetta del mercato: il 55,4% delle vendite rispetto al 28,8% delle vetture a benzina tra gennaio e novembre, secondo i dati di Unrae. L'ondata anti-diesel nella vicina Francia, anche se nessuno ancora ne parla, è guardata con timore dagli operatori del settore. Il timore è che il fronte si allarghi ancora e che il solo «effetto annuncio», unito alla vaghezza degli interventi previsti, crei ulteriori problemi anche al già depresso mercato italiano.

A favore del settore giocano alcuni dati, ricordati da Bosch, non a caso, all'ultimo Salone di Parigi: le auto diesel emettono fino al 25% in meno di CO2 rispetto ai veicoli comparabili a benzina; le emissioni di particelle generate dalle tecnologie diesel attuali sono pressoché nulle. E di un buon 98% risultano tagliati anche gli scarichi degli ossidi di azoto.

Commenti

EPI

Ven, 05/12/2014 - 15:13

Egregio Bonora, nella sua difesa d'ufficio del diesel, mi pare che lei dimentichi due cose: i fumi del diesel sono cancerogeni, e non è vero che le emissioni di fumi sono ormai quasi nulle. Io mi diverto a controllare il posteriore delle vetture diesel anche più recenti e ci trovo sempre una pellicola di fumo nero che rimane attaccata, lo stesso fumo che arriva ai nostri polmoni, e questo perchè i filtri anti-particolato non funzionano, e le fumate nere allo scarico sono più leggere di una volta, ma non sono scomparse. Purtroppo queste informazioni, che hanno molto rilievo per la salute pubblica, non circolano. Ennio Palmesino, Genova