La crisi del debito

Già alle prese con la montante tensione sociale, sotto il tiro dei mercati finanziari e con la spada di Damocle della possibile sospensione degli aiuti da parte del Fondo monetario internazionale, ora la Grecia è costretta a incassare anche l’aut-aut di Bruxelles, sempre più preoccupata per la mancanza di convergenza sul nuovo piano di austerity.
Perentorie come tutti gli ultimatum, le parole del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, non sembrano lasciare spazio ad altri tentennamenti: il «tempo sta scadendo», occorre che Atene «faccia presto» a trovare un accordo politico interno sulle misure di risanamento.
L’intervento di Rehn arriva al termine di una giornata dominata dal nulla di fatto che ha suggellato il vertice tra il premier greco George Papandreou e i leader dei principali partiti d’opposizione. Antonis Samaras, capo della formazione conservatrice Nuova democrazia, principale partito d’opposizione, ha rifiutato per la seconda volta in questa settimana di offrire il sostegno al piano e ha chiesto una rinegoziazione del pacchetto di aiuti. Il braccio di ferro si trascina, mentre nelle capitale sono proseguite, per il terzo giorno consecutivo, le proteste degli «indignati». E altre proteste sono previste anche per oggi.
I funzionari dell’Unione europea e l’Fmi hanno chiesto un consenso sul pacchetto - che comprende ulteriori 6 miliardi di euro di tagli di bilancio e un piano per accelerare le privatizzazioni - prima di approvare ulteriori aiuti di cui la Grecia ha bisogno per evitare il default.
La troika - Ue, Fmi e Bce - completerà l’esame sullo stato dei lavori la prossima settimana. La raccomandazione del gruppo di ispettori è necessaria per ottenere la prossima rata da 12 miliardi del piano di salvataggio, che rientra nel pacchetto complessivo di 110 miliardi, 30 dei quali dall’Fmi, concordato lo scorso anno con Atene. Giovedì scorso, Jean-Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, aveva ventilato la possibilità che l’Fmi possa rifiutarsi di pagare la sua tranche da 3,3 miliardi, in mancanza di garanzie sui prestiti.
Seppur non ufficialmente, il dossier Atene ha tenuto banco anche al vertice G8 di Deauville. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, ha spiegato che la Francia non ha alcuna intenzione di sostenere una ristrutturazione del debito greco, a meno che non si tratti di un riscadenzamento con l’aiuto del settore privato.