La crisi manda in fumo altri 585mila posti Giovani, 1 su 4 a casa

Con i segnali di ripresa economica che tardano a manifestarsi, dal fronte dell'occupazione arriva un altro bollettino di guerra. Non consola affatto la stabilità del tasso dei senza-lavoro in luglio rispetto al mese precedente, un 12% dai dati Istat che si colloca di un soffio sotto la media dell'eurozona (12,1%), ma che è la spia di una piaga aperta e probabilmente destinata ad allargarsi in autunno. Soprattutto al Sud, dove in tre regioni (Campania, Sicilia e Calabria) i livelli di disoccupazione hanno sfondato il 21%. Senza voler fare un confronto impietoso con la situazione pre-crisi 2008 (senza lavoro il 6% della popolazione), basta uno sguardo allo stesso periodo dell'anno scorso per scoprire che l'esercito di gente a spasso, 3.075.000 persone in tutto, ha ingrossato le proprie fila di altre 370mila unità. Negli ultimi 12 mesi, sono andati in fumo 585mila posti. Inevitabile. E doloroso. Ma c'è anche il dramma nel dramma. È quello di coloro, pari al 55,7% del totale di disoccupati, da oltre un anno collocati fuori dal mondo del lavoro. Da troppo tempo fuori dal mercato, faranno più fatica a trovare un nuovo impiego. Poche speranze, insomma, come quelle dei molti giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni: sono il 37,3% (+3,4%), con un picco del 51% per le giovani donne del Mezzogiorno. C'è poi un altro fenomeno, che rivela l'allargarsi della precarietà: è il taglio di occupati subìto dalla fascia di età 24-55 anni. Lì, prima della crisi, l'occupazione era pari al 74%, mentre oggi è scesa al 69%. Commenta il capo economista di Nomisma, Sergio De Nardis: «Nella caduta del segmento "forte", costituito da persone che lavorano in gran parte a tempo pieno e indeterminato, si legge l'impatto della recessione. Potremo parlare di ripresa solo quando vedremo questa fascia di occupazione riaccostarsi ai livelli pre-crisi».