Dalle Figi a Papua: i 100 giornali dello «squalo» dell’editoria

da Milano

I giornali sono la sua passione, molto più di libri e tv. «Sono sempre stato un tipo da quotidiani, in pratica da quando ero bambino», ha detto. Da un quotidiano australiano, ereditato dal padre nel 1952, Rupert Murdoch ha iniziato la sua avventura imprenditoriale. Probabilmente per questo, oltre a case editrici come HarperCollins, reti televisive come Fox Tv, siti come Myspace, il suo gruppo schiera oggi più di 100 giornali. Negli Usa, in Gran Bretagna e Australia ma anche in mercati molto meno importanti come le isole Figi e Papua Nuova Guinea. In genere, comunque, dove si usa l’inglese. «In Italia», ha detto un paio d’anni fa, «non potrei comprarne uno, perché non capisco la lingua». Per divertirsi Murdoch non esita a occuparsi direttamente delle sue creature, tanto da aver provocato nel recente passato infuocate polemiche per le ingerenze in campo editoriale. Ma la curiosità ora è che cosa farà del suo nuovo, strapagato, acquisto. L’ipotesi corrente è che ne faccia il punto di partenza per il lancio di una nuova tv dedicata al business, in grado di fare concorrenza alla quasi monopolista Cnbc. L’ipotesi sarebbe quella di ripetere il sorpasso eseguito dalla sua Fox tv ai danni della Cnn. Ma per riuscirci Murdoch aveva bisogno di competenze giornalistiche e di un marchio forte. Gli analisti sono scettici e sottolineano le difficoltà del progetto. Ma a 76 anni lo «Squalo» potrebbe riservare ancora qualche sorpresa.