«Dalle nozze Snam-Terna non nasce una Telecom bis»

«Non è vero che una fusione tra Snam e Terna avrebbe creato una società indebitata e in difficoltà negli investimenti sulle reti (un po’ come Telecom; ndr)». Stefano Saglia, deputato del Pdl, esperto di energia e titolare della delega alle reti da sottosegretario allo Sviluppo nel governo Berlusconi, non crede alle affermazioni dell’ad di Cdp, Giovanni Gorno Tempini. Che ieri al Corriere ha dichiarato che se la rete gas dell’Eni fosse andata al gruppo guidato da Flavio Cattaneo si sarebbe creata «una Terna sotto stress, focalizzata sul rientro del debito».
«Entrambe - ribatte Saglia - sono remunerate in base alle tariffe di trasporto decise dall’Autorità dell’Energia e gli investimenti sono materia di cui si tiene conto in quell’ambito». Il deputato, tuttavia, non è polemico con l’ad di Cdp che «evidentemente ha seguito le indicazioni del governo». In ogni caso, si sarebbe potuto evitare il pericolo di sovraindebitamento «con una Opv salvaguardandone sempre l’italianità: sono aziende quotate che in Borsa riscuotono successo». Insomma, quei 7 miliardi necessari per comprare Snam avrebbero potuto comunque essere recuperati.
La strada, tuttavia, sembra segnata. Il Consiglio dei ministri del 25 maggio prossimo darà il via libera al Dpcm del ministro Passera che prevede il passaggio nell’arco di 18 mesi del 52% detenuto da Eni in Snam alla Cdp. Attraverso un complicato passaggio: Eni annullerà il 9,2% di azioni proprie facendo salire al 33,4% la Cdp che venderebbe il 3,4% eccedente la quota di controllo acquistando azioni Snam e restituendole il gasdotto Tag. In questo modo un 30% (ma la quota è ancora da definire) nella sarebbe acquisito mentre la parte restante sarebbe devoluta da Eni alla Cassa attraverso il pagamento di dividendi in azioni della rete gas. E c’è già l’advisor della Cassa, Goldman Sachs che ha vinto la gara chiedendo un compenso di soli mille euro. E anche la benedizione del presidente Acri, Giuseppe Guzzetti (le Fondazioni sono azioniste di minoranza di Cdp col 30%): «I vantaggi saranno per il Paese»
«Hanno scelto di fare della Cdp una nuova Iri invece di focalizzarla sul sostegno alle pmi», aggiunge Saglia che lamenta come «con la strada del Dpcm il Parlamento sia tagliato praticamente fuori» e come «sulle modalità di separazione proprietaria il Pdl non abbia potuto confrontarsi con il governo». Insomma, un’accelerazione improvvisa del governo Monti che non avrebbe consultato su una materia così delicata una parte importante della sua maggioranza.
Trovano così conferma alcuni rumor che circolano in ambienti romani. Forte di una liquidità di 1,2 miliardi di euro a fine 2011 e avendo constatato la possibilità di «parcheggiare» parte della rete elettrica presso investitori istituzionali ottenendo risorse fresche, la Terna di Flavio Cattaneo era materialmente pronta alle nozze con Snam, Ipotesi che non sarebbe dispiaciuta al viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli.
Ma proprio un’ulteriore crescita «politica» della figura manageriale di Cattaneo, caratterizzato da una forte indipendenza, avrebbe inciso negativamente. Di qui il richiamo della stessa Cdp all’assemblea Terna di mercoledì scorso: «Concentratevi sul core business. E basta».