Dazi, Trump rilancia la pace con la Cina

Donald: «Ottima relazione con Xi». Risale Wall Street

Un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina «può assolutamente esserci». Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, parlando fuori dalla Casa Bianca. Il leader statunitense ha addirittura definito «straordinaria» la sua relazione con il presidente cinese, Xi Jinping. Insomma dopo lo scrollone degli indici a Wall Street di lunedì e con le Borse mondiali che hanno bruciato mille miliardi di dollari di capitalizzazione, temendo una guerra commerciale il presidente ha abbassato i toni. Specificando che i negoziati «non sono saltati», che gli scontri recenti sono «un bisticcio» e che il dialogo tra le due nazioni «è molto buono». Intanto Pechino ha annunciato che dal primo giugno alzerà al 25% dal 5-10% i dazi su 60 miliardi di dollari di importazioni statunitensi. La mossa è la risposta all'aumento delle tasse doganali (passate al 25% dal 10%) che Washington ha imposto lo scorso settembre su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi.

Ieri comunque le parole di Trump hanno rassicurato Wall Street che sembra tornare a scommettere su di una schiarita. Sono rimbalzati anche i titoli che più erano stati travolti dallo spettro della guerra totale sui dazi, come quelli di Boeing e di Apple. A fine giugno gli ultimi ostacoli potrebbero essere superati ad Osaka dove, salvo clamorose sorprese, Trump e Xi Jinping si incontreranno a margine dei lavori del G20. Non è il summit tanto atteso nelle settimane scorse, ma potrebbe comunque essere il momento decisivo per superare l'impasse in maniera definitiva.

Ma quale è la strategia di Trump? Il presidente Usa torna a suggerire alla Federal Reserve di tagliare i tassi. In uno dei suoi tweet mattutini, ha scritto: «La Cina inietterà denaro nel suo sistema e probabilmente taglierà i tassi, come sempre, per compensare il business che sta perdendo e che perderà. Se la Fed dovesse mai fare altrettanto, sarebbe game over contro la Cina». Nel frattempo, l'amministrazione statunitense - sempre nell'ottica del bastone e della carota utilizzata dalla Casa Bianca - fa sapere come la macchina per una eventuale escalation si sia già messa in moto. Washington, in quello che suona come un ultimatum, ha già dato circa un mese di tempo a Pechino per tornare sui suoi passi e stringere quel patto che sembrava a portata di mano, pena l'estensione dei dazi sul resto dei prodotti made in China ancora non colpiti. Ora il rappresentate al commercio Usa, Robert Lighthizer, ha pubblicato i dettagli su questi eventuali dazi al 25%, per un ammontare di 300 miliardi di dollari. Una «lista nera» che comprende oltre tremila beni e che va dalle scarpe agli smartphone. L'udienza pubblica sulle nuove tariffe è in programma il 17 giugno.