Deutsche Bank vende le ex Poste ed è bufera

Cambia la strategia della prima banca in Germania. Per il progetto di cessione di Postbank sindacato sul piede di guerra e scioperi a oltranza

Deutsche Bank si prepara a mettere in vendita PostBank, che aveva comprato nel 2008 per 6 miliardi dopo che era stata scorporata da Deutsche Post. Ma la Germania rischia già la paralisi a causa di una catena di scioperi che potrebbero bloccare le 1.100 filiali: i sindacati chiedono per i 9.500 addetti la certezza del posto di lavoro fino al 2020 e un aumento del 5 per cento.

Il momento della verità è atteso venerdì, quando è attesa una riunione del consiglio di Deutsche Bank. Due, secondo il Financial Times, gli scenari possibili per Postbank. La prima opzione vedrebbe Db cedere il pacchetto Postbank nell'arco di 18 mesi. Il piano vedrebbe inoltre Deutsche Bank ridurre gli asset della divisione di investment banking per 160 miliardi di euro, pari a un quinto del totale. Le dismissioni riguarderebbero soprattutto le attività di trading sui tassi e quelle di «prime brokerage», penalizzate dalle nuove regole di Basilea III. Il secondo scenario, più radicale, vedrebbe invece una scissione di Deutsche Bank in due entità legali distinte. Nella prima confluirebbero investment banking, wealth management e la divisione «global transaction banking». Nella seconda invece sarebbero raccolti tutti i business retail, che sarebbero poi accorpati e collocati sul mercato nell'arco dei prossimi due anni e mezzo.

Ma a essere in fermento in Germania, come nel resto del mondo, è tutto il settore postale. A partire da Deutsche Post Dhl, numero uno al mondo nel settore con oltre 56 miliardi di fatturato, chiamata a cambiare Dna. Grazie al boom dello shopping online la «logistica di prossimità», in poche parole la consegna dei prodotti, è infatti l'attività che negli ultimi mesi sta registrando lo sviluppo più rapido. Ma occorre tenere a freno i costi. Contemporaneamente alla crescita del business infatti, la concorrenza si sta facendo più agguerrita e i big del settore stanno rafforzando le posizioni grazie a un effervescente M&A: FedEx ha offerto per la tedesca Tnt 4,4 miliardi, mentre Ups progetta investimenti per un miliardo tra Germania e Europa.

Così Deutsche Post Dhl, dopo un deludente 2014 e le poco entusiastiche previsioni sull'anno in corso, ha deciso di creare, entro il 2020, 10mila posti di lavoro nella divisione specializzata nella spedizione (via terra, acqua e aria) e nella consegna di merci, tra i pochi settori in crescita nel ramo postale grazie alle vendite via web. I nuovi assunti tuttavia, secondo l'azienda, dovranno accettare salari inferiori rispetto al resto del gruppo per mantenere Deutsche Post Dhl competitiva rispetto a concorrenti quali Tnt e Ups. E i sindacati sono già sul piede di guerra a suon di ricorsi giudiziali e di scioperi (il sindacato Verdi ne ha indetto uno preventivo di 33 giorni) dopo diverse fumate grigie al termine delle trattative (le prossime sono in agenda per il 27 e il 28 aprile). E la bufera su Deutsche Post non accenna ad arrestarsi.