Diktat Bankitalia a Bpm: «Riavviare il progetto spa»

«La Banca Popolare di Milano deve riprendere il confronto sulla trasformazione in Società per azioni». È questo, in estrema sintesi, l'esito dell'ispezione (iniziata a ottobre 2012) di Bankitalia a Piazza Meda, illustrato ieri dal capo della Vigilanza di Palazzo Koch, Carmelo Barbagallo, ai consiglieri dell'istituto.
Si tratta di un verdetto a sorpresa: le indicazioni delle vigilia, infatti, propendevano per modifiche limitate alla governance attuale (consentendo maggiore partecipazione ai fondi) e per una rimozione degli add-on patrimoniali. Previsioni totalmente ribaltate. L'ispezione si è conclusa come quella del 2011: Via Nazionale ha assegnato a Bpm voto 4, cioè un giudizio «parzialmente sfavorevole» (la scala di Palazzo Koch va da un massimo di 1 a un minimo di 6). Quindi, per quanto il discorso sulla patrimonializzazione riguardi un ambito più ampio, nessuna rimozione del buffer aggiuntivo di capitale da 7,3 miliardi chiesto alla Popolare.
Che cosa non ha apprezzato Palazzo Koch? La Vigilanza ha riconosciuto i passi avanti effettuati con la nuova gestione di Andrea Bonomi, tutta nel segno della discontinuità: due aumenti di capitale, cambiamenti nel management (in particolare, la fine del regime di promozioni «interne» al sindacato) e il taglio dei costi. Ma ci sono da fare ancora notevoli progressi. Non sono piaciute le «tensioni interne tra il consiglio di sorveglianza e quello di gestione che hanno frenato l'attuazione del piano industriale».
Un chiaro riferimento al «contro-piano» alternativo alla trasformazione in spa proposta da Bonomi, sostenuto in cds con il nome di «progetto Idea» da Ruggiero Cafari Panico, Maurizio Cavallari ed Enrico Castoldi. Ecco perché sono stati avviati processi sanzionatori nei confronti del consiglio di sorveglianza, incluso l'ex presidente Filippo Annunziata che «non aveva esercitato con la necessaria fermezza il ruolo di guida dei lavori». Nel procedimento non sono coinvolti né i consiglieri di nuova nomina, né i tre in quota Bonomi (Piovene, Fornaro e Pontiggia) che si dimisero in aperta polemica contro il tentativo di esercitare prerogative che esulavano dalle competenze del cds.
Bankitalia, come già sottolineato dal governatore Visco all'assemblea Abi, non tollererà «ritorni al passato», anzi sarebbe favorevole a un dimagrimento del cds (dove prevale la forza assembleare dei dipendenti-soci) e a un ampliamento del cdg. I sindacati, tranne la Uilca, non hanno replicato. La Borsa ha gradito: Bpm ha guadagnato il 2 per cento.