Dl fallimenti: cosa cosa cambia per i pignoramenti

Il "dl fallimenti", approvato alla Camera cambia in modo strutturale i pignoramenti sugli immobili e su pensioni e stipendi

Nuove norme su fallimenti e pignoramenti. Il "dl fallimenti", approvato alla Camera cambia in modo strutturale i pignoramenti sugli immobili e su pensioni e stpendi. Le pensioni ad esempio adesso, secondo quanto racconta Italia Oggi, non potranno essere pignorate fino alla cifra che corrisponde al 150per cento dell'assegno sociale, ovvero 672 euro mensili. Per quanto riguarda gli stipendi l'asticella viene fissata fino al triplo dell'assegno minimo, ovvero 1344 euro al mese. Il testo del decreto deve adesso passare al Senato. Ma ci sono già i punti chiave.

Sarà prevista l'impignorabilità delle somme dovute a titolo di pensione. Le somme sono impignorabili nella misura corrispondete al triplo dell'assegno sociale, se l'accredito è anteriore al pignoramento. Se invece l'accredito è successivo al pignoramento valgono le norme ordinarie. Nella conversione del pignoramento sarà autorizzata la rateizzazione mensile e le rate estese da 18 a 36 mesi. Ogni sei mesi il magistrato provvederà a distribuire ai cerditori le somme recuperate. Il pignoramento inoltre potrebbe decadere quando dal suo inzio trascorrono 45 giorni senza che venga chiesta l'assegnazione o ad esempio la vendita di un immobile. Il valore dell'immobile sarà deciso in base a quello catastale, ma anche considerando il prezzo di mercato. I valori che verranno presi in esame sono la superficie dell'immobile e il suo valore al metro quadro. Infine spetterà al giudice indicare il prezzo e il termine entro il quale dovrà essere versato, consentendo il pagamento rateale.