Draghi va all'esame dei mercati

Dal presidente della Bce attese misure forti: un semplice «lifting» al piano di acquisti potrebbe non bastare

Rodolfo PariettiUn bel «Super Mario, facci sognare», suona forse un po' troppo pop, con quel rimando ai cori da stadio. Ma, in fondo, è proprio ciò che i mercati chiedono al presidente della Bce, chiamato oggi a squadernare sul tavolo, dopo settimane di congetture, le misure per debellare i rischi di deflazione.Attorno alla riunione odierna dell'Eurotower si è creata un'attesa spasmodica, paragonabile a quella che aveva circondato il vertice dello scorso dicembre della Federal Reserve culminato con il rialzo dei tassi. Se la Fed rema in senso restrittivo (almeno nelle intenzioni, e congiuntura Usa e internazionale permettendo), la Bce ha preso la corrente opposta. Ma ancora non basta. Molti osservatori vorrebbero una politica monetaria non solo ancora più lasca, ma fantasiosa, creativa, capace di uscire dal seminato; vorrebbero, insomma, un Draghi in grado di sorprendere, mettendo comunque in conto anche la possibilità che l'ex governatore di Bankitalia possa deludere, mostrando quel braccino corto già visto a fine 2015. Le Borse, a giudicare dall'andamento positivo di ieri (Milano ha guadagnato l'1%), sembrano credere che Francoforte non deluderà le attese. È verosimile che l'entità dello sforzo dipenderà da come sarà stato risolto il braccio di ferro con la Bundesbank (e con gli altri istituti centrali dell'Europa Core), che nelle ultime settimane ha più volte impallinato l'idea di un terzo round di quantitative easing, il cui valore potrebbe corrispondere a 400-600 miliardi di creazione di moneta. La Buba, capitanata da Jens Weidmann, ha l'appoggio esterno garantito dal ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, e delle potenti Sparkasse tedesche che non hanno esitato a parlare di «azzardate misure di politica monetaria» e si sono scagliate contro i tassi negativi «che comportano nuovi rischi ed enormi effetti collaterali». Nessuno ha replicato, visto che, in base alle nuove regole sulla comunicazione, da una settimana alla Bce vige il silenzio più stretto. L'ultima sortita è del 2 marzo con un discorso di Yves Mersch, membro del Comitato esecutivo, in cui si contestava l'idea che la politica monetaria dell'Eurotower - soprattutto quella sui tassi - fosse «automaticamente» dannosa il settore del credito. Così, le ipotesi circolate negli ultimi giorni convergono sulla possibilità di un ulteriore taglio di 10 o 20 punti dei saggi sui depositi presso l'Eurotower (ora a -0,30%), riduzione che potrebbe impattare sulla redditività delle banche europee. Per attenuare il rischio un modo c'è: mutuare il modello già sperimentato dalle banche centrali di Svizzera, Danimarca e, più recentemente, dalla Bank of Japan. Ovvero, fino a una certa soglia di giacenza nei caveau di Francoforte verrà applicato un tasso vicino allo zero, mentre sulle somme eccedenti questo tetto sarebbe applicato un tasso molto negativo. Per quanto riguarda il piano di acquisto titoli, se le previsioni indicano un incremento dello shopping mensile compreso tra i 10 e i 20 miliardi di euro e un'estensione dai tre ai sei mesi della durata (la scadenza attuale è a marzo 2017), mancano certezze su quali asset Draghi vorrà mettere nella pancia del Qe. Una linea prudenziale potrebbe sposare gli acquisti di corporate bond con rating alto, con la controindicazione che il mercato europeo è assai ridotto e illiquido; più estrema la soluzione che privilegia i titoli azionari, quelli di Stato esteri e le sofferenze bancarie. Tra le mosse a sorpresa che Draghi potrebbe tirar fuori dal cilindro c'è infine quella di offrire altri prestiti agevolati a lungo termine al settore finanziario, dopo gli Ltro del 2012 e del 2014. Ancora poco, e sapremo.

Commenti

marygio

Gio, 10/03/2016 - 12:50

ormai è una farsa. qualunque cosa dica gli serve solo a scaricare. oggi poi ci vorrebbe un miracolo visto che i fenomeni han pensato bene di salicchiare nei giorni scorsi. scontato che rimarranno delusi....ahhhhhh