Eni, il dietrofront Versalis non piace al mercato

Il titolo cede in Borsa per il cambio di strategia e i timori per il debito da 1,5 miliardi

Maya Del Nero

Effetto Versalis sui conti dell'Eni. Guardando al cda del 28 luglio sarà questa, in sintesi, la conseguenza più concreta della mancata cessione agli americani di Sk Capital del 70% della controllata che opera nella chimica e impiega, tra Italia ed estero, oltre 5mila addetti. Se infatti, come precisato ieri anche dal cfo Massimo Mondazzi «il piano al 2019, che prevede 7 miliardi di dimissioni, non subirà cambiamenti» (anche perché volendo Eni può cambiare l'ordine delle cessioni, anticipando un dossier all'altro), il riconsolidamento della società che raggruppa gli stabilimenti chimici di Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna, Brindisi, Porto Torres, Sarroch (Cagliari) e Priolo cambierà invece i numeri di bilancio della società.

«Per il momento, la sfumata vendita non avrà una grandissima rilevanza in termini di mancate entrate per Eni, che alla voce dismissioni ha anche la possibile cessione del retail Gas&Power e principalmente la diluizione delle quote di partecipazione detenute nelle recenti importanti scoperte (dal Mozambico al giacimento giant egiziano di Zohr). L'impatto maggiore sarà invece alla voce debito. A fine 2015, infatti, l'esposizione della controllata chimica ammontava a circa 1,5 miliardi. E ora questo fardello tornerà a pesare sulla galassia Eni insieme agli 1,2 miliardi di investimenti che sarebbero necessari alla società per il rilancio».

In generale questo dietrofront non piace quindi al mercato che ieri ha punito il titolo con un calo dell'1,53% a 14,12 euro. «Dopo oltre un anno di mini petrolio, questa novità scompagina la strategia delineata dall'ad Claudio Descalzi per rilanciare il gruppo e che prevede la vendita di tutti gli asset no core» spiega un analista ricordando che nel piano di marzo Eni ha già tagliato gli investimenti e ora non ha le risorse necessarie per sostenere la riconversione di Versalis.

Escluso che almeno fino al prossimo autunno Eni rimetta in piedi un percorso di vendita, il riconsolidamento lascia prevedere che il gruppo voglia accantonare la cessione e concentrarsi sugli aspetti industriali. Ma come? «Le opzioni all'orizzonte sono un paio, spiega un analista, mantenere in pareggio il risultato operativo e in equilibrio il flusso di cassa prima degli investimenti per tutto il 2016 e poi riprendere in mano il dossier di vendita. Oppure mettere in piedi con il governo un piano per la trasformazione del business da tradizionale e verde». A tal proposito risulta sospetto l'incontro in calendario per oggi (proprio sul tema energia green) tra il premier Matteo Renzi e gli ad di Enel, Francesco Starace ed Eni, Claudio Descalzi. In caso contrario, mancare uno di questi obiettivi per Eni sarebbe pericoloso: già lo scorso anno la capogruppo dovette intervenire sul capitale di Versalis per 1,1 miliardi coprendo le perdite con una riduzione del capitale sociale da 1,5 miliardi a 406,9 milioni, per poi ricostituire l'ammontare precedente, attraverso il versamento di oltre un miliardo. Versalis ha poi chiuso il 2015 con ricavi per 4,6 miliardi, in calo rispetto ai circa 5 miliardi del 2014 e una perdita di 277 milioni, effetto della svalutazione.