Eni rompe le trattative con il fondo Sk Salta la vendita Versalis

Non c'è intesa sulla nuova governance del polo della chimica. Escluso uno spezzatino

Maddalena Camera

Versalis resta all'Eni. Nessuna vendita dunque per il polo chimico del gigante petrolifero che esclude spezzatini di asset. Eni e il fondo americano Sk Capital hanno infatti «convenuto di porre fine alla trattativa per la cessione di una quota di maggioranza avendo constatato l'impossibilità di trovare un accordo su alcuni punti negoziali tra cui, in particolare, la futura governance della società». Dalla prossima semestrale, quindi, Eni tornerà a consolidare integralmente Versalis nei suoi conti. La decisione è arrivata dopo mesi di trattative fortemente osteggiate dai sindacati. «È in gioco non solo il futuro di Versalis, la società chimica di Eni, e il suo indotto ma l'intera filiera produttiva del Paese», aveva spiegato il segretario confederale della Cisl Giuseppe Farina. Versalis, che conta su oltre 7mila lavoratori, era in trattativa con il fondo Sk Capital, specializzato proprio nella chimica, ma i sindacati temevano che la controllata di Eni fosse un boccone troppo grosso e che per far fronte all'investimento, gli americani avrebbero indebitato la preda. Il fondo americano aveva proposto di rilevare il 70% di Versalis, pagando di tasca propria il completamento degli investimenti, un'operazione vicina a 1,2 miliardi.

In dieci anni, l'Eni aveva assorbito nel suo bilancio perdite attribuibili a Versalis per 5,6 miliardi, investendo per di più un miliardo e mezzo nel progetto finalizzato a trasformare la società in un campione della «chimica verde», ma con il crollo del prezzo del petrolio lo scenario è rapidamente cambiato. Ed è per questo che la società aveva deciso di vendere, non facendo Versalis parte del suo core business. Claudio Descalzi, ad di Eni, alcuni giorni fa aveva già ammesso che nella trattativa con il fondo Sk «non ci sono novità, la trattativa è bloccata sulla parte negoziale. Se non riusciamo a ottenere quello che vogliamo l'accordo non si fa».

In precedenza, Descalzi aveva spiegato che Sk avrebbe potuto acquistare Versalis solo se fosse stata in grado di rispettare i cinque vincoli posti da Eni: «Chi compra - aveva detto - si deve impegnare a mantenere gli attuali stabilimenti per almeno cinque anni, ampliandone casomai il perimetro, e per tre anni l'attuale personale, anche in questo caso eventualmente ampliandolo». Poi c'erano gli investimenti che «devono essere di 1,2 miliardi in tutte le attività della chimica, compresa quella verde». E poi l'ultimo punto, il più duro di tutto: «Versalis deve restare italiana e il vertice dovrà rimanere quello attuale».