Eni studia un colpo da 1,3 miliardi nei pozzi di Abu Dhabi

Il gruppo punta a rilevare il 10% del big della raffinazione locale. E cresce in Alaska

Eni si prepara a un autunno caldo e studia l'ingresso nel mercato arabo della raffinazione. L'obiettivo, secondo indiscrezioni, sarebbe una quota di minoranza nella Abu Dhabi National Oil Co (Adnoc) che, da tempo, è in fase di negoziazione per aprire il proprio capitale a nuove oil company. Un colpo che, se andasse a buon fine, permetterebbe di diversificare ulteriormente il proprio business secondo le linee del piano industriale: nuovi mercati e nuove scoperte da monetizzate a stretto giro. Senza contare che la raffinazione di Abu Dhabi è un mercato d'oro che, secondo gli esperti, vale 20 miliardi di dollari.

Adnoc, considerata una delle aziende più conservatrici tra i produttori di petrolio mediorientali, ha quotato l'anno scorso il 10% del proprio business di distribuzione di carburante, Adnoc Distribution, e mira ora a espandere il suo business downstream anche all'estero. Ragione per cui la rete distributiva di Eni potrebbe essere considerata da Adnoc la carta vincente per espandersi: la capacita di raffinazione del gruppo arabo e di 900mila barili di petrolio al giorno, suddivisa in due impianti, a cui se ne aggiungerebbe uno nuovo da 600mila barili entro il 2025. Al momento, sembra che i favoriti alla corte araba possano essere la oil company italiana e l'austriaca Omv, che in passato hanno già costituito delle partnership con Adnoc. Un secondo giro di offerte dovrebbe prendere il la agli inizi di settembre e anche se Eni non commenta voci di mercato si dice che sarà in pole position nella gara. Per un 10% di Adnoc si parla di un ipotetico investimento da parte del gruppo italiano di circa 1,3 miliardi. A promuovere il deal, prima ancora che divenga realtà, sono stati gli analisti. In particolare per Equita l'alleanza tra Eni e Adnoc sarebbe positiva a livello di sinergie ed Eni potrebbe offrire un know-how strategico nella chimica e un naturale mercato di sbocco per la raffinazione araba.

Per quanto riguarda l'altro pilastro del piano industriale, ovvero l'attività esplorativa, Eni ha annunciato ieri l'acquisizione di un'area nell'onshore dell'Alaska dalla Caelus Alaska Exploration Company. Si tratta di 124 licenze che comprendono un'area totale di circa 1400 kmq considerata ad alto potenziale, con numerosi obiettivi esplorativi già provati nei giacimenti limitrofi. Eni ha assicurato che farà leva sul suo modello di business e la sua esperienza "per effettuare un'esplorazione accelerata e garantire un rapido time-to-market delle potenziali scoperte, al fine di generare valore a lungo termine per gli stakeholder e gli azionisti". Un'operazione che rafforza la presenza dell'Eni nell'area, tra le più promettenti degli Usa.

Ieri a Piazza Affari il titolo ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,54% a 16,4 euro anche sulla scorta di un prezzo del petrolio in leggera risalita (Wti sopra 69 dollari) dopo il dato sulle scorte di petrolio Usa. Secondo i numeri diffusi dall'Eia (Energy Information Administration) gli stock sono scesi di 2,6 milioni di barili, un calo decisamente più pesante dei 700 mila barili stimati dagli analisti.