"Esselunga non è in vendita" Le Caprotti blindano l'azienda

Giuliana e Marina, moglie e figlia del patron Bernardo, respingono l'offerta da 7,3 miliardi dei cinesi di Yida

Esselunga non è in vendita. Neppure per i ventilati 7,3 miliardi di euro che, stando alle indiscrezioni di stampa, sarebbero stati messi sul piatto dal colosso della distribuzione cinese Yida Investment Group. Lo ribadiscono, attraverso un messaggio inviato a quadri e dipendendoti dell'azienda, Giuliana e la figlia Marina Caprotti a cui fa capo il 70% di Esselunga oltre al 55% di Villata Partecipazioni che, a sua volta, ha in pancia gli immobili del gruppo.

«In relazione ai recenti articoli di stampa desideriamo precisare a tutti voi che l'azienda non è in vendita» hanno infatti scritto le azioniste del gigante della grende distribuzione tricolore all'indomani della notizia dell'interesse cinese a rilevare il gruppo. L'offerta a nove zeri di Yida Investment sarebbe valida fino al 7 luglio, ma le due azioniste hanno già imposto un chiaro stop alle ambizioni cinesi in Italia. Contrariamente a Giuseppe e Violetta Caprotti, figli del fondatore di Esselunga Bernardo Caprotti e suoi eredi per il 30% della catena di supermercati, Marina e Giuliana puntano a mantenere il controllo dell'azienda di famiglia. Una volontà dimostrata anche con la recente assunzione delle cariche all'interno dell'impresa dove Giuliana Albera è stata nominata presidente onorario e Marina vicepresidente, affiancando così il presidente Piergaetano Marchetti, l'ad Carlo Salza e il direttore commerciale Gabriele Villa. Le due azioniste di controllo, secondo indiscrezioni di stampa, vorrebbero addirittura liquidare gli altri due eredi, divenendo quindi proprietarie al 100% del gruppo.

L'offerta cinese tuttavia potrebbe rimettere in discussione i termini della successione e, in particolare, della legittima assicurata dalla normativa a Giuseppe e Violetta e da calcolarsi calcolata sull'intero asse patrimoniale.

Solo un anno fa Esselunga era stata valutata molto meno da Cvc e Blackstone interessati a rilevare l'azienda, fino a 6 miliardi, almeno secondo quanto risultava all'epoca. Oltre un miliardo in meno rispetto alla proposta attuale messa sul tavolo dai cinesi. Pochi mesi prima di morire Bernardo Caprotti aveva dato mandato a Citi di verificare le potenziali offerte per la sua creatura. La morte del fondatore, lo scorso 30 settembre, aveva bloccato il procedimento nonostante nel suo testamento l'imprenditore si augurasse la vendita in blocco per evitare il rischio di uno spezzatino dell'azienda. «È troppo pesante condurla, pesantissimo possederla. Occorre trovare una collocazione internazionale. Ahold sarebbe ideale. Mercadona no». Vietata la Coop, storiche nemiche della società.