Etihad e Alitalia più vicine Air France resterà nel cda

Etihad sta guardando carte e conti di Alitalia per valutare l'opportunità di un suo ingresso nel capitale: le voci che si sono susseguite nei mesi hanno preso un'improvvisa dimensione di concretezza. Se l'operazione andrà in porto, non sarà imminente; ma entro l'anno ci potrebbe essere, almeno, una manifestazione d'interesse con l'eventuale richiesta di una trattativa in esclusiva. Da un punto di vista giuridico nulla impedisce l'intervento della compagnia araba, che comunque, in quanto extracomunitaria, resterebbe sotto la soglia del 50% per non far perdere ad Alitalia lo status di vettore europeo. Lo statuto di Alitalia non pone barriere; ma se l'ingresso avvenisse attraverso l'acquisto di quote da attuali azionisti (e non nell'ambito di un sempre possibile aumento di capitale dedicato), tutti gli altri potrebbero esercitare il diritto di prelazione: anche Air France. Quest'ultima, che dopo l'aumento di capitale si è diluita dal 25 al 2,4%, ha perso il diritto di veto, previsto dall'articolo 13 dello statuto secondo il quale le più importanti decisioni strategiche vanno approvate dall'80% del capitale. Ma in gennaio Air France convertirà il bond deliberato dieci mesi fa, che la riporterà al 6-8% (dipenderà da chi altro sceglierà di convertire), dunque sopra al 5%, soglia minima per mantenere una presenza nel consiglio di amministrazione.
In questo momento Air France - il cui ruolo è stato per così dire «rilanciato» l'altro ieri dall'ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina - appare in posizione di attesa; ma nulla fa intendere dell'ostilità per un ingresso di Etihad. Anzi, l'operazione potrebbe anche essere doppia, di concerto tra due compagnie - Etihad e Air France - che sono già alleate. L'acquisto di un pacchetto di Alitalia da parte degli arabi non andrebbe a intaccare il fortissimo legame operativo e commerciale tra Roma e Parigi (cosa che avverrebbe invece se, per ipotesi, interessata ad Alitalia fosse un'altra compagnia europea). «Smontare» ciò non sarebbe necessario con Etihad; lo sarebbe invece - con le conseguenti complessità - se in arrivo fosse una compagnia concorrente di Air France.
Resta tuttavia un grande scoglio sulla via di un'alleanza. Etihad, come in precedenza Air France, vuole che prima di un suo eventuale ingresso Alitalia venga ripulita dal debito, così come dal punto di vista industriale intende far gestire dall'attuale governance il tema degli esuberi. Se su quest'ultimo punto il nuovo piano dell'ad Gabriele Del Torchio va nella direzione giusta, da un punto di vista finanziario i problemi sono più spinosi. A parte i 600 milioni operativi legati alla flotta, i 420 milioni di crediti vantati da Unicredit, Intesa, Mps e Popolare di Sondrio sono ciò che separa Alitalia da un partner internazionale. È su questo punto che le varie regìe in campo - azienda, governo, nuovi soci, banche, consulenti - dovranno esercitarsi nelle prossime settimane.