Gli ex Bpm puntano i piedi sul Banco

I soci pensionati scrivono a Castagna: «Basta condizionamenti». Il nodo deleghe

Massimo Restelli

Della vecchia Popolare Milano e dell'Associazione «Amici» non restano ormai che le ceneri, ma più si avvicina la cruciale assemblea del 15 ottobre per l'ok alle nozze con il Banco Popolare, più nel «parlamento» di Piazza Meda l'anima storica della cooperativa punta i piedi contro la fusione e chiama in causa il capo azienda Giuseppe Castagna.

A guidare la fronda è il partito dei pensionati: così, dopo il «no» a Verona esplicitato dall'associazione Lisippo, ieri è stato il «Patto per la Bpm», la «corrente» più pesante in termini di iscritti tra gli «ex» dipendenti (si stimano circa 7-800 aderenti) a gridare ai condizionamenti che verrebbero messi in atto nei confronti dei dipendenti per imporre loro di votare «sì» alla fusione. Il Patto, pur non schierandosi apertamente per il «no», mette tutto per iscritto in una lettera a Castagna e per conoscenza al presidente del Cds Nicola Rossi, a quello del Cdg Mario Anolli e ai sindacati.

Secondo il Patto, che chiede al banchiere di intervenire, si respira una «un'atmosfera di costrizione e condizionamento» verso i dipendenti-soci, che non ha pari nella recente storia» dell'istituto.

Lo showdown tra i pensionati, che possono esercitare fino a 10 deleghe, e i sindacati, sarà l'assemblea dove Castagna ha bisogno un quorum dei due terzi per coronare la fusione con Verona e prendere la guida della terza banca del Paese dietro Intesa e Unicredit. Considerando la storia di Bpm, alla fine i voti validi potrebbero essere 6-7.000 e quindi un eventuale blocco dei pensionati, preoccupati per il prezzo di concambio e per le garanzie sul welfare, potenzialmente pesante. Ma chi conosce Bpm è certo che lo spaccato delle urne sarà molto più complesso. Perché a pesare sarà il «saggio» di quanti degli «ex» hanno un figlio dipendente. Anche in Piazza Affari c'è comunque chi è perplesso dalla fusione. A partire da alcuni fondi visto che al Banco è in corso l'ispezione della Bce sui crediti deteriorati e difficilmente se ne saprà qualcosa prima dell'assise.

Ieri, intanto, il pm Roberto Pellicano ha chiesto di archiviare le posizioni dell'ex presidente Bpm, Massimo Ponzellini, e di altre quattro persone accusate - a vario titolo - di truffa e ostacolo all'autorità di vigilanza, nell'inchiesta sul prestito convertendo.

Commenti

marygio

Lun, 10/10/2016 - 11:14

questa fusione è una truffa colossale per gli azionisti della milano. un'altra nefandezza di questo governo. spero ce la facciano a schivarla e a non farsi travolgere