Exor rilancia a 6,8 miliardi per PartnerRe

La holding sale al 9,3% del gruppo e prepara la battaglia delle deleghe

Alla fine Exor ha rilanciato su PartnerRe, il colosso delle riassicurazioni Usa (con sede alle Bernuda) che, solo pochi giorni fa, aveva respinto al mittente l'offerta di acquisto di casa Agnelli giudicandola non adeguata e preferendole la proposta di nozze della rivale Axis.

La finanziaria della famiglia torinese, infatti, ha deciso di alzare la posta sulla società Usa a 137,5 dollari per azione, per un totale di 6,8 miliardi, dai 130 dollari per titolo proposti in precedenza (per 6,4 miliardi complessivi). Non solo: pur di assicurarsi la mano di PartnerRe, Exor ha investito 572 milioni di euro per salire al 9,32% del capitale della compagnia di riassicurazione americana, divenendone primo azionista e garantendosi un posto in prima fila in caso di battaglia assembleare per la conquista del gruppo. La mossa di Exor sulla scacchiera di Wall Street non ha tuttavia convinto Piazza Affari. Il titolo della finanziaria torinese ha chiuso la seduta in calo dell'1,8% a 41,62 euro, nonostante l'annuncio del ritorno, con il primo trimestre dell'anno, a un utile netto consolidato di 40,6 milioni rispetto al rosso di 38,1 milioni registrato a marzo del 2014. L'acquisizione di PartnerRe è fortemente voluta dal presidente e ad di Exor, John Elkann, che ha attaccato il board della compagnia Usa, accausato di aver «condotto finora un processo difettoso e abbia erroneamente descritto il contenuto dei suoi colloqui con Exor. Già una settimana fa, di fronte al rifiuto del cda di PartnerRe di procedere oltre con le trattative, Exor aveva dichiarato di non considerare affatto chiusa la partita. E in effetti sono bastati sette giorni a convincere la finanziaria a ritoccare l'offerta su PartnerRe pur di non perdere l'occasione. Anche perché la recente vendita di C&W ha portato nei forzieri di Exor una plusvalenza di 722 milioni.

La nuova proposta, specifica Exor, è «vincolante», «non è soggetta a due diligence» e «rappresenta un premio del 10% rispetto al valore implicito di 125,17 dollari per titolo» previsti dagli accordi di fusione tra ParnerRe e Axis. Per questo «Exor richiede ora al cda di PartnerRe di raccomandare la propria proposta chiaramente superiore e totalmente in denaro» rispetto a quella della concorrente Axis. Se poi neppure questi argomenti non bastassero, Exor si farà trovare pronta a dare battaglia in assemblea anche attraverso un'apposita campagna di raccolta deleghe che la finanziaria sta già predisponendo.