Il faro Ue su Amazon: indagine antitrust sull'utilizzo dei dati

Un altro gigante Usa sotto la lente. Nel mirino i rapporti con i venditori che usano la piattaforma

Amazon è il motore dell'economia dei consumi a livello mondiale, o il grande monopolista delle vendite online, capace di favorire solo alcuni clienti a discapito di altri? L'interrogativo se l'è posto anche l'Antitrust Ue nella persona del suo commissario Margrethe Vestager, che ha aperto un'indagine sulla piattaforma. Certo non è la prima Ue che coinvolge un gigante della web economy. Il vecchio continente dunque cerca di giocare al meglio la sua partita politica per arginare gli attacchi del presidente Donald Trump e lo strapotere economico che società come Facebook, Google, Netflix e naturalmente Amazon stanno raggiungendo anche in Europa. Google è già stata oggetto lo scorso anno di una multa da oltre 4 miliardi per abuso di posizione dominante. Anche quest'anno è salita agli onori delle sanzioni, 1,43 miliardi che l'hanno obbligata a modificare il suo sistema operativo per smartphone, Android. Facebook invece è sottoposto ad attenzioni speciali per il trattamento dei dati dei suoi utenti. E si è beccata anche una multa da 5 miliardi di dollari negli Usa per la questione Cambridge Analitica.

Quanto ad Amazon non solo gestisce l'enorme emporio online (ossia la piattaforma), ma è anche concorrente dei suoi partner nella vendita. L'inchiesta Ue è stata aperta ieri, ossia il giorno dopo la chiusura del Prime Day migliore di sempre, anche del Blackfriday. Eppure già nel settembre 2018 la Commissione aveva annunciato indagini su Amazon. L'Ue insomma vuole approfondire i meccanismi che portano la società di Jeff Bezos a decidere quale sia il venditore che conquista il cosiddetto «Buy Box», l'area nella quale l'utente ha la possibilità di cliccare per far proprio il prodotto cercato. Qui però non è mai chiaro quale sia il venditore presso cui ci si sta rivolgendo, lasciando quindi una certa discrezionalità ad Amazon stessa. Il successo del meccanismo sta nel forte rapporto fiduciario che Amazon ha stretto con la propria utenza. Per questo la Commissione intende capire se tutto segua regole trasparenti. E, nei prossimi mesi a decidere sulla questione ci potrebbe essere un commissario italiano al posto della danese come responsabile dell'Antitrust Ue. Comunque già secondo l'indagine preliminare la società sembrava utilizzare informazioni sensibili: sui venditori, sui loro prodotti e sulle loro transazioni sul mercato. La nuova indagine prenderà in esame gli accordi standard tra Amazon e i suoi clienti, che consentono di analizzare e utilizzare i dati dei venditori terzi.

La società di Bezos però ha anche un altro problema. Un tribunale Usa infatti l'ha ritenuta responsabile per difetti di prodotti venduti sul suo marketplace. Amazon ha ricavato ben 11 miliardi di dollari dalle vendite dei prodotti di terze parti nel primo trimestre del 2019. Più della metà degli articoli venduti appartiene a questi negozianti. Un'idea di business vincente: alti guadagni a fronte di un minimo investimento. E sopratutto pochi problemi con i clienti. Se un prodotto è difettoso, nessuno può incolpare Amazon. Ma in questi giorni il tribunale di Filadelfia ha sentenziato che il gigante del web è responsabile in parte, perché il suo modello di business consente ai fornitori di terze parti di nascondersi al cliente finale. I prodotti di terzi venduti sul marketplace sono il 58% sul totale, dati 2018, pari a 160 miliardi di dollari, e dunque le probabilità di inciampare in un altro oggetto difettoso è molto alta, aumentando il rischio di risarcimenti.