Fca, allarme per la produzione in Italia

A Melfi parte la Jeep «ibrida». Ma la Fim avverte: «Nei primi 9 mesi siamo giù del 3,6%»

Due fatti importanti nello stesso giorno, comune il soggetto: Fca. Il primo fatto: Torino fa sapere di aver avviato i lavori a Melfi (Potenza) sulla linea che produrrà la Jeep Renegade con motore ibrido plug-in (è possibile la ricarica della batteria per viaggiare solo in modalità elettrica), primo modello di questo genere a nascere in Italia (lancio previsto nel 2020).

«Questa versione - spiega il neo capo di Fca Emea, Pietro Gorlier - rafforzerà ulteriormente l'offerta di questo modello. Le oltre 742mila Renegade prodotte in Italia dal lancio - prosegue il manager - fanno di Melfi il posto ideale e di questa Jeep il prodotto perfetto per il lancio della nuova versione».

Il secondo fatto: la Fim Cisl fa il punto sugli stabilimenti italiani del gruppo, che hanno visto la produzione scendere del 3,6% nei primi nove mesi dell'anno contro il -2,5% tra gennaio e giugno. Dati che portano il segno negativo dopo un quinquennio di crescita continua e un 2017, in particolare, che si era chiuso con un +76% rispetto al 2013: tra auto e furgoni 1.035.454 unità prodotte dalle 588.500 del 2013.

Il calo in corso (se la tendenza resterà immutata, la produzione in Italia scenderebbe sotto quota 1 milione) mette in allarme il sindacato che ribadisce la necessità di avviare al più presto il piano dei nuovi lanci annunciato da Sergio Marchionne l'1 giugno. Due le situazioni più delicate: il polo torinese (Mirafiori e Grugliasco) e la fabbrica campana di Pomigliano: «Su entrambe le realtà - avverte Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl - è urgente accelerare, in quanto gli ammortizzatori a disposizione sono limitati. Questi ultimi, tra l'altro, fino a qualche mese fa pesavano per poco più dell'8% della forza lavoro, mentre nell'ultimo periodo c'è un'inversione di tendenza con più cassa integrazione e contratti di solidarietà. L'incidenza sarebbe intorno all'11%». Lo studio del sindacato e il contestuale annuncio della Renegade ibrida arrivano a una settimana dall'insediamento di Gorlier alla guida del mercato europeo di Fca (oltre a quelli di Africa e Medio Oriente) e, come previsto, mette l'accento su alcune delle priorità, in questo caso d'interesse nazionale, a cui il manager dovrà dare delle risposte. In proposito, la Fim Cisl rinnova l'invito a Gorlier e all'ad del Lingotto, Mike Manley, a sedersi al tavolo per affrontare concretamente i temi più caldi: il via agli investimenti (per la «Jeeppina» di Melfi sono previsti 200 milioni, tra ammodernamento degli impianti e formazione), la destinazione in Italia dei nuovi modelli (9 degli 11 annunciati per l'Europa) e il piano sull'elettrificazione della gamma che interessa chi lavora ai motori tradizionali.

«La nota su Renegade - commenta Uliano - era attesa e viene da noi accolta con un giudizio positivo anche in vista della prossima dismissione della produzione di auto con motori diesel. Melfi ha un futuro. Ed è importante la scelta di rendere proprio Melfi strategica e centrale nella programmazione non solo industriale, ma anche tecnologica di quelle che saranno le produzioni future di veicoli».

Chiuse le linee di Fiat Punto, a Melfi, e Alfa Romeo MiTo, a Mirafori, al 30 settembre scorso solo l'impianto lucano (7.400 dipendenti) e quello di Atessa (6.100), dove vengono realizzati i furgoni, hanno visto crescere il dato produttivo: +13,1% il primo, tra Jeep Renegade e Fiat 500X (in tutto 278.335 unità); +2,3% l'altro, con i veicoli commerciali Fiat Ducato e quelli di Peugeot e Citroën (233.500). Il resto delle fabbriche italiane ha chiuso i 9 mesi in calo: -31% Mirafiori, -23,3% Grugliasco, -36,5% Modena, -22,8% Cassino e -16,2% Pomigliano d'Arco.

Commenti

Marguerite

Mar, 09/10/2018 - 09:34

Benissimo, io propongo di portare le fabbriche dal caro amico di Salvini...IN UNGHERIA ....un semplice operai prende 350 euro !!! Stipendio medio 600 euro !!!! Il datore di lavoro ha solo 19% di spese...dunque un operai costa tutto compreso costa al datore di lavoro 416.50 euro !!! Ne prende 5 in Ungheria per il prezzo di uno in Italia !!! Che ne dici Salvini ?

qwewqww

Mar, 09/10/2018 - 11:07

Dagli anni 70 in poi l'industria automobilistica italiana si è rimpicciolita sempre più,oggi l'Italia è il paese che produce meno auto in Europa.L'inizio della fine inizia quando politici di roma e del sud decisero che produrre automobili non serviva per generare ricchezza al paese,ma solo per creare qualche posto di lavoro,spesso in cassa integrazione,in zone depresse vicino a roma e al sud.Nel 70 i dirigenti dell'Alfa volevano potenziare lo stabilimento di Arese a Milano,ma politici romani e del sud(spalleggiati dagli agnelli invidiosi che l'Alfa milanese producesse auto più belle della Fiat),lo bloccarono per spostare la produzione al sud e poi a cassino(roma).Addirittura De Mita voleva spostare la produzione di 70.000 alfette in Irpinia.I dirigenti dell'Alfa si dimisero,da allora l'Alfa non si è più ripresa.Ai tempi l'Alfa milanese produceva più auto della BMW,200mila all'anno,oggi l'alfa agnelliana-romitiana-demitiana produce 150.000 auto,la BMW 2 milioni.

Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Mer, 10/10/2018 - 20:38

OGGI LA FERRARI IN usa HA PERSO OLTRE 8% IN BORSA