Fca fa 1,8 miliardi di profitti: "Debito dimezzato nel 2017"

Marchionne: "Anno record, obiettivi al 2018 centrati al 60%". Ricavi a 111 miliardi, positive Usa e Europa

«Il 2016 di Fca è stato un anno record che avvicina il gruppo agli obiettivi del piano al 2018, rispetto al quale siamo al 60%. Restiamo concentrati sui nostri target». È un Sergio Marchionne soddisfatto quello che si presenta alla conference call con gli analisti, poco dopo l'approvazione del cda ai conti del quarto trimestre e dell'esercizio 2016. E ancora una volta l'ad di Fca è riuscito a cogliere di sorpresa il mercato, riducendo le stime per il debito netto industriale nell'anno in corso a meno di 2,5 miliardi rispetto a una stima di consensus intorno a 4,2 miliardi. Tale mix ha dato slancio al titolo Fca: +1,18% in Piazza Affari a 10,33 euro. Sembrano così essersi allontanate le nubi che gravavano sul Lingotto, con forti ripercussioni in Borsa, a causa delle indagini negli Usa su un presunto «Dieselgate bis». Anche le recenti dichiarazioni del neo presidente Usa, Donald Trump, sugli eccessi nelle regolamentazioni ambientali, sono servite a rassicurare il mercato.

Fca ha chiuso il 2016 con consegne globali complessive a 4,72 milioni di veicoli, in linea con l'esercizio precedente: per Jeep l'incremento è stato del 9% (1,424 milioni di unità vendute). Rispetto al 2015 stabili anche i ricavi, a 111 miliardi. Il gruppo ha quindi registrato un utile netto adjusted in aumento del 47%, a 2,5 miliardi, e un utile netto pari a 1,8 miliardi. Giù l'indebitamento netto industriale, ora a 4,6 miliardi di euro. La liquidità disponibile a fine 2016 risulta pari a 23,8 miliardi. L'ebit adjusted è in crescita del 26%, a 6.056 milioni. L'anno record sottolineato da Fca deriva «dalla continua ottima performance nell'area Nafta e dai miglioramenti di tutti gli altri settori, in particolare l'Emea (grazie soprattutto al nuovo favorevole mix di modelli, tra Fiat Tipo, Alfa Romeo Giulia e Jeep Renegade) e Maserati». Il margine nel Nafta (Usa, Canada e Messico) è in progresso dal 6,4% al 7,4%. Bene anche Maserati, i cui dati vengono comunicati separati: con la novità Levante si sono avute crescite in Europa (+37%, Cina (+91%) e Usa (+14%). Le auto con il Tridente consegnate sono state in tutto 42.100 (+36% sul 2015). A giocare a favore di Fca sono anche le parole del cfo Richard Palmer sull'America Latina: «Prevedo in quest'area una ripresa del giro d'affari nel secondo semestre, pur essendo preparato a una tendenza più lenta sul mercato brasiliano». Palmer ha poi confermato le stime positive di Fca in Usa, mercato principe (a 40mila lavoratori iscritti al sindacato Uaw andrà un bonus di partecipazione agli utili fino a 5.000 dollari), ma ha segnalato una situazione stagnante in Cina per la frenata del gigante asiatico.

Poche le indicazioni di Marchionne sul contenzioso in corso con l'Agenzia Usa dell'ambiente (Epa): «I colloqui vanno bene», mentre al momento non ci sono elementi per valutare l'impatto e, dunque, il gruppo non ha fatto accantonamenti. Apprezzamenti dall'ad, quindi, su Trump con il quale si è incontrato alla Casa Bianca. All'ad di Fca piacciono le intenzioni di Trump in direzione di un rafforzamento del manifatturiero Usa attraverso sgravi e incentivi; a preoccuparlo, invece, sono le tasse transfrontaliere (dazio del 35% sull'import) che il presidente vuole introdurre. Marchionne ha infine negato di aver discusso con il capo della Casa Bianca di un'eventuale fusione con Gm: «Sono chiacchiere da bar», ha ironizzato, anche se all'Auto Show di Detroit lo stesso top manage aveva affermato che «un'ipotesi del genere potrebbe piacere a Trump».