Fca guarda al dividendo per il 2019

E Marchionne: "Bene Altavilla nel cda di Telecom, serve a sviluppare la leadership"

Fca riapre alla cedola per i propri azionisti dal 2019; la holding Exor, guidata da John Elkann, garantisce la volontà di restare nel capitale del gruppo e di sostenerne lo sviluppo futuro; mentre per il nome del successore di Sergio Marchionne, nel ruolo di ad, bisognerà attendere l'assemblea dell'anno prossimo. In quella occasione, gli investitori di Fca saranno chiamati ad approvare il bilancio 2018 e il rinnovo delle cariche all'interno del cda, che prevede appunto la fiducia al nuovo ad.

Questi, insieme allo scorporo di Magneti Marelli e al raggiungimento degli obiettivi 2018, i temi principali che hanno animato l'assemblea degli azionisti di Fca che ha approvato l'esercizio 2017. Ad Amsterdam, dunque, nessuna novità o anticipazione rispetto al piano industriale al 2022 che Marchionne illustrerà al mercato l'1 giugno a Balocco.

All'assise di Fca è seguita quella di Ferrari che ha pure approvato i conti del 2017 (dividendo di 0,71 euro per azione) durante la quale il presidente e ad Marchionne ha parlato di «un altro anno con nuovi fantastici modelli e una performance finanziaria solida e molto buona». «E due anni dopo la quotazione negli Usa e in Italia - ha aggiunto - possiamo confermare che non solo abbiamo mantenuto le promesse, ma in alcuni casi abbiamo anche superato il nostro piano: l'ebitda adjusted è salito oltre un miliardo, con un margine del 30,3%, due anni prima di quanto indicato nel piano per l'Ipo».

Parlando degli obiettivi di Fca del 2018, Marchionne si è dimostrato fiducioso che all'Investor Day di Balocco possa presentarsi con la cravatta, il segnale che l'azzeramento del debito è stato raggiunto. E sul dividendo, che nel 2019 tornerebbe dopo un'assenza che dura dal 2007, l'ad si è limitato a dire che «ci sono buone probabilità che la cedola apparirà in futuro».

Nessuna nuova, invece, sul nome del futuro ad di Fca. A proposito di Alfredo Altavilla, coo Emea del gruppo, tra i principali candidati all'incarico di vertice, Marchionne ha spiegato di essere stato lui a spingere affinché entrasse nel cda di Telecom con il team del fondo Elliott. «Sono cose buone per la crescita personale - ha osservato - fa parte dello sviluppo della leadership». Sull'argomento (in lizza ci sono anche il cfo Richard Palmer; il capo di Jeep, Mike Manley; e l'ad di Magneti Marelli, Pietro Gorlier), il presidente Elkann ha osservato che «sarà difficile, ma troveremo la persona adatta, capace, dedicata per fare da ceo. Fidatevi». E Marchionne: «Abbiamo lavorato sodo per selezionare leader validi da portare in azienda. È un tema che è nelle mie riflessioni da anni. Quello che vedo m'incoraggia, ma è difficile il momento, è difficile da trovare rispetto al 2004. Quando sono arrivato in Fca ero il quinto ceo in 24 mesi. Dobbiamo evitare soluzioni di questo tipo».

«Se non dovessero trovare la quadra - azzarda un osservatore - ci potrebbe essere questa ipotesi remota: Marchionne presidente e due direttori generali, formula già applicata in passato nel gruppo».

Intanto, rispetto a qualche tempo fa, ecco la conferma del cambio di strategia del gruppo in tema di nozze, prima ritenute indispensabili per il futuro. «Dire che un consolidamento serve - ha precisato Elkann - non va tradotto come abbiamo bisogno di fare qualcosa. Quello che conta è posizionare l'azienda e renderla più performante, quello è stato fatto». Piuttosto, per Marchionne c'è la necessità di unire le forze per gli investimenti nello sviluppo, anche se «la nostra abilità di trovare un partner per quello è stata zero; ci hanno rifiutato tutti per un'arroganza, un attaccamento allo sviluppo interno». Sullo spin-off previsto di Magneti Marelli, valutata tra 5 e 5,5 miliardi, la prospettiva è di chiudere l'operazione in dicembre.

Infine, il tormentone della Ferrari elettrica: «Non ci sarà prima del 2022, dobbiamo capire se ogni modello deve avere una versione elettrica o no», la risposta del presidente.