Fca, il sindacato fa pressing: "Marchionne scopra il piano"

Priorità è il dopo-Panda a Pomigliano. Melfi chiede lumi sulla linea Punto. Dubbi anche alla Vm di Cento

Fca si prepara a cambiare pelle e, dal 2019, ad avere - salvo sorprese - un nuovo timoniere. Il gruppo che fa capo alla Exor di John Elkann è sul mercato. Finora, però, a parte voci e indiscrezioni, nessuno si sarebbe fatto avanti con propositi concreti e un'offerta congrua. Congelati per ora i discorsi sul big deal, con Maserati e Alfa Romeo che, a detta dell'ad Sergio Marchionne, non sono ancora pronte per viaggiare separate dal Lingotto (spin-off) e in attesa di novità sugli scorpori di Magneti Marelli e Comau, sono ora i sindacati ad aumentare il pressing sul vertice del gruppo.

«C'è tanta carne al fuoco - afferma Roberto Di Maulo, segretario generale Fismic - tra spin-off della componentistica, elettrificazione progressiva della gamma, progetti sulla guida autonoma. Il gruppo, insomma, si avvia verso una grande svolta ed è giusto che i sindacati siano messi al corrente in anticipo dei cambiamenti previsti. Siamo pronti a incontrare Marchionne anche negli Stati Uniti».

L'ad di Fca ha promesso la piena occupazione in Italia nel 2018 e, proprio per questo, la Fismic e gli altri sindacati vogliono conoscere i piani produttivi degli impianti italiani, a partire da Pomigliano, che nel 2019-2020 perderà la Fiat Panda, destinata alla Polonia, per ospitare un modello premium. «Tra l'altro - ricorda Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim - la fabbrica ha chiuso i primi sette mesi dell'anno con una produzione record: oltre 140.000 Panda. L'anno, invece, considerando tutti i siti Fca in Italia, vedrà superato il milione di unità prodotte, il 62% delle quali di fascia medio alta».

A fine mese Marchionne riunirà il Gec, il gruppo composto dai manager della prima linea, e da questo vertice sarebbero attese novità sulla strategia di elettrificazione dell'offerta - con modelli ibridi plug-in ed elettrici -, scorporo di Magneti Marelli e Comau, e futuro degli impianti.

«La situazione delle fabbriche non preoccupa - osserva Di Maulo - a parte il caso Vm, lo stabilimento di Cento (Ferrara) che produce grossi motori diesel, occupa 900 persone e vanta un forte indotto. Le prospettive per questi motori, infatti, non sono rosee». Di Maulo ha fatto il punto anche su Melfi, la fabbrica lucana che sforna Jeep Renegade, Fiat 500X e anche la «vecchia» Punto. In una nota, il sindacato pone l'accento sulla flessione continua della Punto (-21% rispetto al 2016) ed evidenzia qualche mal di pancia soprattutto per la 500X visto il calo delle vendite, mentre il «jeeppino» mantiene sempre il segno positivo (+1,2%), ma senza riuscire a compensare il dato negativo del crossover Fiat. Una volta concluso il ciclo della Punto, sembra difficile che Fca realizzi ancora a Melfi un modello simile. Da qui la richiesta di garanzie per chi lavora lungo la linea e lumi sul terzo modello auspicato.

Un altro problema riguarda la prossima scadenza del contratto Fca e, visto che i conti del gruppo procedono in direzione degli obiettivi fissati da Marchionne per il 2018 (restano i timori dell'ammontare della multa per il caso emissioni negli Usa), nelle fabbriche ci si attendono più soldi in busta. «Il settore traina l'economia - sottolinea Gerardo Giannone, operaio e coordinatore politico a Pomigliano -: governo, sindacati e azienda prendano coscienza che le paghe sono basse e che l'impresa può tranquillamente aumentarle di almeno un 10% in modo strutturale».

In Borsa, intanto, Fca tira il freno (ieri -0,38% a 13,12 euro) dopo una seconda metà di agosto che ha fatto felici tanti investitori (il 12 gennaio scorso le azioni valevano 8,29 euro): +28,13% la crescita in un mese e +120,31% in un anno.

Commenti

tiromancino

Mer, 06/09/2017 - 18:46

Ma quale piano,se è lo stesso della Ferrari per vincere al massimo sarà una pianola