La Fed lascia i mercati in bilico

Fumata nera dagli Usa. Dopo aver tenuto in ostaggio le Borse mondiali per varie sedute, ieri la lettura dei verbali del «Fomc» non ha sciolto i dubbi del mercato preoccupato per la possibilità che il numero uno della Fed, Ben Bernanke (nella foto), cambi rotta alla politica di sostegno che, dallo scorso autunno, viaggia al ritmo di 85 miliardi di dollari al giorno. Nei verbali della riunione del 30-31 luglio, gli analisti hanno cercato uno spunto concreto al cosiddetto tapering, la riduzione del ritmo con cui la banca centrale americana acquista Treasury e bond ipotecari. Tuttavia, pare che la Fed sia spaccata e divisa sulla strada da adottare. Con una parte decisa a mantenere lo status quo perchè meno fiduciosa rispetto a giugno su un'accelerazione della crescita economica. E l'altra decisa a ridurre gli aiuti al più presto.
Lo aveva previsto Dwight Johnston, economista e presidente di Dwight Johnston Economics secondo cui, «nell'era dell'ossessione da tapering, i trader sembrano credere che impareranno qualcosa dalle minute», verbali che generalmente vengono snobbati. Secondo l'esperto, la verità è che gli operatori di Borsa non hanno colto il punto centrale dei discorsi recenti di vari esponenti della Fed. Ovvero che «le scelte della banca centrale dipendono totalmente dai dati macroeconomici» motivo per cui l'istituto «non ha ancora un piano specifico su quando inizierà il tapering o quando finirà». Quale scenario si prospetta dunque all'orizzonte? «Mi aspetto che la riduzione inizi nel quarto trimestre, con un pre-annuncio nella riunione del Fomc del prossimo 18 settembre» ha commentato Maury N.Harris, economista di Ubs. Una possibilità che, se venisse confermata, aprirebbe la strada a una sforbiciata consistente dei piani di acquisto, almeno di 25 miliardi al mese. Diverso il caso in cui, invece, la riduzione dovesse partire già dal prossimo meeting del Fomc di settembre: «Si tratterebbe in questo caso - spiegano gli analisti - di una manovra soft con una riduzione che potrebbe aggirarsi intorno ai 15 miliardi di dollari». In questo quadro, ieri, Wall Street ha aperto la seduta col segno meno. Inoltre, i timori di un rallentamento degli acquisti da parte della Fed hanno spinto le Borse al ribasso per buona parte della giornata. Poi, sul finale, l'Europa ha ridotto le perdite.
In particolare in Italia, Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,72%, con il Ftse sempre sotto quota 17mila. Quanto allo spread tra Btp e Bund decennali - che in seduta aveva superato quota 250 punti, rivelando la vacuità del rally di Ferragosto e l'elevata volatilità che ancora grava sui mercati - sul finale si è fermato in area 249 punti. I trader sono tornati a parlare di un ritorno dell'avversione al rischio, testimoniato anche dalla tendenza ad acquistare il Bund tedesco oltre ai Treasury. E tutto questo a meno di una settimana da una nuova tornata di aste che inizierà il 27 agosto. Ma ad avere la peggio sono stati, anche ieri, i mercati emergenti. L'ipotesi di un ritiro delle misure di stimolo ha portato a una rapida uscita di capitali dai Paesi emergenti, in India in primo luogo, ma anche in Indonesia, Turchia e Brasile, indebolendo le monete, le borse e i titoli del debito pubblico di questi Paesi.