Fed pronta a cancellare dieci miliardi di aiuti

Tapering, è il giorno della verità. Più di un indizio sembra infatti indicare che oggi la Federal Reserve, al termine della due giorni di riunione del Fomc (il braccio operativo in materia di politica monetaria) scoprirà le carte sul ritiro graduale degli stimoli economici. Sia sulla tempistica, sia sull'entità della riduzione.
Le previsioni degli analisti convergono su un taglio di una decina di miliardi di dollari rispetto agli acquisti mensili di bond per 85 miliardi, mentre sul timing non c'è unanimità di vedute.
Gli indizi, dunque. Il primo: dall'inizio di luglio Ben Bernanke si è chiuso in un religioso quanto impenetrabile silenzio. In agosto non si è presentato davanti ai cronisti dopo il vertice Fed e, soprattutto, ha disertato il meeting annuale dei banchieri centrali di Jackson Hole, di solito usato per fare il punto sullo stato di salute dell'economia e sulle strategie dell'istituto. In calendario, inoltre, non è prevista una conferenza stampa in occasione del summit di ottobre, bensì a dicembre, quando ormai Barack Obama avrà già annunciato il suo successore. A quel punto, Bernanke dovrà limitarsi alla gestione ordinaria prima di passare le consegne, a fine gennaio 2014. L'appuntamento odierno appare, quindi, la sola «finestra» utile all'attuale presidente per porre fine alla telenovela sull'exit strategy e fare chiarezza, una volta per tutte, sulle prossime mosse di Washington.
Secondo indizio. L'auto-esclusione del «falco» Larry Summers dalla corsa per la presidenza, ha di fatto spianato la strada a Janet Yellen, vicepresidente della Fed e artefice delle operazioni di quantitative easing con cui si sono poste le basi per la ripresa dell'America. Anche se spesso chi entra papa in conclave ne esce cardinale, le chance dell'ex numero due, Donald Kohn, appaiono del resto piuttosto risicate. Dalla reazione dei mercati, la pasionaria Yellen, cresciuta a pane e Keynes, è considerata l'ideale prosecuzione della politica distensiva fin qui condotta da Bernanke. Insomma: niente brusche correzioni di rotta. Bene così.
Se davvero i giochi sull'avvicendamento sono ormai fatti (Obama ha detto che entro l'autunno comunicherà la nomina), a maggior ragione Bernanke dovrà oggi dare segnali chiari, senza indulgere in locuzioni fumose e facilmente equivocabili. Di cui una ripresa ancora acerba e con troppi disoccupati non ha davvero bisogno.