La Fed pronta alla stretta sui tassi

Ma la Yellen rassicura: «Improbabile un rialzo in aprile». Bene Wall Street. Atene fa risalire a 112 lo spread Btp-Bund

La pazienza della Federal Reserve è finita: sono ormai maturi i tempi per un rialzo dei tassi d'interesse, il primo dopo ben sette anni. Ma il giro di vite al costo del denaro non è dietro l'angolo. La presidente, Janet Yellen, ha subito messo le mani avanti ieri, al termine della riunione del board: «improbabile» una stretta già in aprile. Nessun calendario prefissato: «Abbiamo tolto la parola “pazienza” (con cui si indicava il mantenimento dello status quo sui tassi, ndr ) - ha rassicurato - ma questo non significa che ora diventeremo impazienti». Più verosimile che la Banca centrale Usa alzi le leve monetarie in giugno («non possiamo escluderlo»), lasciandosi le mani libere per un eventuale secondo aumento tra settembre e la fine dell'anno. Posto che l'attuale livello del costo del denaro fra lo zero e lo 0,25% è considerato «appropriato», le mosse future saranno condizionate dall'inflazione, ancora distante dal target del 2%, e dai miglioramenti del mercato del lavoro, due variabili-chiave in grado di condizionare il mood dell'istituto di Washington. Che, rispetto a qualche mese fa, appare meno ottimista sulla congiuntura: le stime di crescita per il 2015 sono state tagliate tra il +2,3% al +2,7% (+2,6%-3% in dicembre), così come quelle relative al 2016 (+2,3-2,7% dal 2,5-3%) e anche al 2017 (+2-2,4% dal 2,3-2,5%).

Il cambio di spartito della Fed era già stato ampiamente metabolizzato dai mercati. E con la banca centrale che non intende forzare i tempi, Wall Street ha fatto festa (+1% alle 20 ora italiana), mentre i rendimenti dei T-bond decennali sono scesi sotto il 2% e l'euro è risalito oltre 1,07 dollari per poi assestarsi a 1,066. In precedenza, lo spread Btp-Bund aveva chiuso in forte rialzo, a quota 112 punti, soprattutto a causa delle rinnovate tensioni tra la Grecia e i creditori.

Il ritocco in negativo delle previsioni sul Pil sembra indicare una certa preoccupazione da parte della banca centrale Usa per l'apprezzamento del dollaro: «È vero, spinge al ribasso l'inflazione - ha affermato la Yellen - ma riflette anche un'economia americana più forte». L'andamento del biglietto verde viene monitorato anche dall'Ocse, alla luce delle possibili ripercussioni sull'economia globale, prevista in crescita del 4% quest'anno. La capo-economista, Catherine Mann, sottolinea come l'euro sia destinato a rafforzarsi «nell'arco di sei mesi se l'Eurozona ripartirà, nel momento in cui i flussi di denaro torneranno sull'euro per avvantaggiarsi delle opportunità di investimento in Europa».

Opportunità che potrebbero essere colte anche dall'Italia. Rispetto allo scorso novembre l'organizzazione parigina stima per il 2015 una crescita dello 0,6%, 0,4 punti in più rispetto all'Outlook precedente, ma ben al di sotto della media dell'eurozona (+1,4%). Per il 2016 si stima un +1,3% contro il +l% previsto quattro mesi fa. Ritocchi verso l'alto motivati dalle riforme in corso.