La Fed sbaglia tutto su lavoro e inflazione. Ma la stretta sui tassi a dicembre è sicura

La conferma che i tassi saranno alzati in dicembre, perchè «sarebbe imprudente mantenerli bassi per l'inflazione», accompagnata da un clamoroso mea culpa per l'erronea valutazione del mercato del lavoro. A pochi giorni dalla riunione del Fomc, la presidente della Federal Reserve Janet Yellen è tornata ieri di nuovo a toccare il tasto della politica monetaria. Rispetto al solito, ha usato toni meno da colomba e ammesso che l'anemia dell'inflazione resta un rebus irrisolvibile. Nei prossimi anni, infatti, «non è prevedibile» un ritorno dei prezzi verso il target del 2%. Accertata l'inamovibilità dell'inflazione, la Fed ha paradossalmente ricavato lo spazio per incastonare a fine anno il terzo giro di vite del 2017. Il mercato ha subito preso atto dell'aria che tira, facendo schizzare all'81,4%, dal 72,8% di lunedì, le chance di una stretta in dicembre.

I giochi sembrano insomma fatti, ma l'impressione è che la banca centrale Usa fatichi a mantenere la barra dritta dopo aver commesso una serie di errori fondamentali. Come questi: «Io e i miei colleghi potremmo aver giudicato male la forza del mercato del lavoro, le aspettative inflazionistiche rapportate agli obiettivi o anche le forze fondamentali che guidano i prezzi al consumo». E ancora: «Le condizioni del mercato del lavoro sono probabilmente tornate ai livelli pre-crisi, ma questo non significa necessariamente che l'economia stia vivendo una massima occupazione». Eppure, sarebbe bastato dare un'occhiata ai dati disaggregati sui nuovi posti di lavoro creati ogni mese - con la pletora di commessi, baristi e camerieri sottopagati - per capire che qualcosa nel labour market non sta funzionando. E da tempo.