«Ferrari, belle macchine ma governance di serie B»

Il giudizio dell'agenzia Standard Ethics sulle regole di governo societario Il nodo dell'ad: Felisa potrebbe restare, ma c'è anche l'ipotesi Marchionne

Pierluigi BonoraA quasi un mese dalla prima assemblea pubblica degli azionisti di Ferrari, in programma il 15 aprile prossimo ad Amsterdam, e in concomitanza con il via al road show nelle piazze europee per sostenere l'emissione di un bond da 500 milioni, Standard Ethics ha posto la Casa di Maranello sotto rating per il suo inserimento all'interno dello Standard Ethics Italian Index.La classe attribuita al Cavallino in materia di sostenibilità, responsabilità sociale e buona governance, è pari a «E». Sottolineata l'unicità dell'azienda, la «straordinaria qualità dei suoi prodotti e l'eccellente gestione delle risorse umane», tutti «elementi universalmente riconosciuti che porrebbero Ferrari ai vertici delle valutazioni», Standard Ethics mette però in evidenza l'esistenza di «debolezze a livello di governance». L'azienda italiana, spiega l'agenzia, «appare strutturalmente sinergica all'azionista di maggioranza, sia in merito alle funzioni apicali sia a livello organizzativo (a oggi, non è in grado di esibire un proprio codice di condotta), sia nell'ambito dei diritti di voto (ha un regime di voto multiplo consentito dalle norme olandesi)». La scelta del voto multiplo, era stato rilevato quando è stato deciso lo spin-off da Fca, derivava dalla volontà di mantenere, sul lungo termine, una continuità gestionale.Standard Ethics aggiunge anche che le sinergie di gruppo sono «elementi che possono produrre sia scenari positivi sia scenari negativi», in particolare su quest'ultimo aspetto, l'agenzia sostiene che possono prodursi qualora una controllata non fosse in grado di agire autonomamente, oppure, a esempio, qualora fosse gestita (anche finanziariamente) nell'interesse prevalente della controllante e non solo nel suo interesse o nell'interesse dei suoi azionisti, inclusi quelli di minoranza.Intanto, in vista dell'assemblea di metà aprile, resta da vedere se sarà sciolto il nodo dell'ad. L'agenda dei lavori prevede, infatti, il rinnovo del cda. Al Salone di Ginevra, il presidente Sergio Marchionne ha anticipato che Amedeo Felisa, 70 anni, ingegnere e figura storica all'interno dell'azienda, ad dal 2006 dopo l'uscita di Jean Todt, rimarrà nel nuovo cda. Ma ancora come ad?Si fanno alcune ipotesi: che Felisa venga convinto a restare ancora ad; che Marchionne (quella più verosimile anche in futuro) assommi la carica di ad a quella di presidente; che prevalga l'opzione Alessandro Gili, attuale cfo di Ferrari; oppure - come era successo con Todt - di avere un ad legato alla F1, in questo caso il team principal Maurizio Arrivabene.