Fiat, il freno alla fusione può rallentare la crescita

Maggiore stabilità societaria e finanziaria, oltre alla garanzia che i grandi fondi di investimento possano condividere un tratto di percorso con la nuova realtà, accompagnandola al di là delle oscillazioni della Borsa. Il rallentamento della fusione tra Fiat e Chrysler, a causa della quotazione di un primo 16,6% (su una partecipazione registrata in Sec pari al 24,9%) della casa Usa da parte di Veba, conseguente al mancato accordo tra le parti sul prezzo della quota di minoranza del gruppo, comporterà per il Lingotto soprattutto un problema di visibilità.
La fusione Fiat-Chrysler, infatti, porterebbe a Wall Street un vero colosso automobilistico, pronto a giocare le sue carte con maggiore facilità sugli altri mercati.
Dal punto di vista industriale, invece, il rallentamento delle nozze tra Torino e Auburn Hills non dovrebbe originare particolari problemi, considerato che le integrazioni a livello di piattaforme e le varie sinergie sono a uno stadio avanzato.
In Piazza Affari, intanto, ieri il titolo di Torino si è mosso positivamente, chiudendo la giornata con un +0,24%, nonostante le vendite di agosto in Europa abbiano riconfermato le difficoltà del gruppo nel Continente.
La querelle Fiat-Veba, insieme alle incertezze che accompagnano la sua soluzione, è già tra i casi finanziari più seguiti del momento e calamiterà l'attenzione dei mercati anche nei prossimi mesi. Ieri, in proposito, ne ha parlato il Financial Times nella sua Lex column, definendo quello che vedrebbe la quotazione a Wall Street di una parte della quota in mano a Veba, un «piano B, sicuramente meno attraente».
Il quotidiano ricorda anche le lunghe trattative tra le parti e il tentativo di trovare una soluzione per vie legali che ha condotto a poco (il processo porterebbe al 2015) salvo rivelare l'ampiezza della divergenza di valutazione, vicina ai 4,2 miliardi di dollari nelle carte Fiat e ai 10,4 miliardi nella documentazione legale di Veba.
Da qui la scelta di procedere alla quotazione, ma - afferma ancora il Financial Times, - «è difficile pensare che lasciare al mercato la determinazione del prezzo di Chrysler possa aiutare la causa di Fiat».
Malgrado la revisione al ribasso della guidance su vendite e utile operativo di Chrysler, aggiunge il giornale della City, «usando un modesto enterprise value to earning ratio di 3,5-4 volte, e tenuto conto di un indebitamento industriale netto intorno a un miliardo e di un deficit pensionistico di circa 9 miliardi, è probabile che il prezzo di mercato risulti più vicino alle cifre di Veba che a quelle presentate da Fiat».
Diverso il discorso per Cnh Industrial, per cui è imminente il perfezionamento della fusione. Ci sono infatti novità nel team manageriale: Franco Fusignani è il nuovo coo di Iveco, mentre Lorenzo Sistino mantiene il ruolo di brand president e Alessandro Nasi guiderà la divisione Specialty Business.