Fiat, Marchionne riaccende Mirafiori

Con una vera capriola, in pochi giorni Sergio Marchionne è riuscito a ridare fiducia e certezze ai lavoratori di Mirafiori. È stato infatti scongelato il piano investimenti per lo storico stabilimento di Torino: 1 miliardo la cifra destinata al riammodernamento delle linee della fabbrica da cui, nel 2015, uscirà il lussuoso Suv Levante di Maserati al quale, in futuro, si dovrebbe aggiungere la nuova ammiraglia Alfa Romeo.
Marchionne ha confermato e dato un valore all'investimento durante il vertice con i sindacati che hanno firmato gli accordi aziendali con il Lingotto. A questo punto resta solo un tassello da riempire per completare il mosaico del nuovo sistema produttivo del Paese: Cassino, impianto in provincia di Frosinone che potrebbe scoprire il suo destino nei primi mesi del prossimo anno.
Da parte loro, i sindacati hanno confermato l'impegno nella difesa e nel rafforzamento dello strumento contrattuale, riconoscendo che «esso rappresenta una condizione imprescindibile per l'impegno industriale del gruppo automobilistico in Italia». «Fiat - aggiunge Roberto Di Maulo (Fismic) - ha anche confermato che è allo studio, nei prossimi mesi, l'unificazione anche societaria degli stabilimenti Maserati-Grugliasco e di Mirafiori. Questo permetterà il massimo utilizzo degli impianti, del personale e porterà alla nascita, a Torino, del polo del lusso».
Positivo, seppur con riserva, il commento arrivato da Fiom, che sollecita maggiore chiarezza sui tempi, sui modelli, sui volumi, e sulle ricadute occupazionali e per l'indotto.
«Nel caso migliore - osserva Federico Bellomo, segretario generale della Fiom torinese - ci sarà un altro paio di anni di cassa integrazione straordinaria, nel peggiore non si sa». «È ora che Fiom accetti le regole e firmi il contratto», la risposta secca di Fim, Uilm, Ugl e Fismic.
Marchionne, intanto, ha inviato una lettera a tutti i lavoratori di Mirafiori: «L'unica cosa che vi chiedo - scrive - è di continuare a tenere fede agli impegni presi nel contratto, nonostante la mancanza di certezze normative che si è creata a seguito della recente pronuncia della Consulta». «Abbiamo invocato a lungo quelle certezze - continua - ma ci siamo resi conto che, purtroppo, non sembrano destinate ad arrivare in tempi brevi. Noi non possiamo più permetterci di aspettare. E non potete farlo neppure voi. Vivere nell'incertezza non è piacevole e sappiamo che state ancora passando momenti difficili». E ancora: «Con gli investimenti che avvieremo da subito intendiamo cambiare tutto questo. Questo è il messaggio principale che voglio lasciarvi: abbiate fiducia in voi stessi, l'uno nell'altro e nel progetto che stiamo realizzando. Così come abbiamo fatto nel 2004, possiamo farlo di nuovo. A maggior ragione ora, che abbiamo la forza di Fiat e di Chrysler insieme. La decisione è stata totalmente condivisa dal presidente John Elkann: un atto di coraggio contro il declino e un gesto di fiducia verso il futuro».
Sempre ieri, infine, Fiat e sindacati hanno convenuto sulla necessità di prorogare la cassa integrazione straordinaria, per i dipendenti di Mirafiori, in scadenza alla fine di questo mese.

Commenti
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bassfox

Gio, 05/09/2013 - 12:23

che barzelletta! lo hanno fatto ora solo perchè stava x scadere la cig e sarebbe scattata la mobilità! dopo 3 anni di ritardo viene fuori con meno di un miliardo ed un solo modello sicuro, forse due! ma 3 anni fa non erano sicuramente 2 forse 3?

cgf

Gio, 05/09/2013 - 15:36

@bassfox da imprenditore le potrei dire che personalmente avrei mandato tutti a lavorare da Landini fintantoché non si sarebbe chiarita la Legge perché nessun giudice può dire riapri e produci questo e quello, ognuno gli investimenti li fa dove vuole. Meglio per FIAT se avesse chiuso anziché acconsentire alla pace sociale negl'anni in cui prese sovvenzioni per NON licenziare gli operai, oggi non avremmo più ne FIOM ne Komunisti, ne NO TAV etc etc.. e prevarrebbe la meritocrazia.

cgf

Gio, 05/09/2013 - 15:38

@bassfox da imprenditore le potrei dire che personalmente avrei mandato tutti a lavorare da Landini fintantoché non si sarebbe chiarita la Legge perché nessun giudice può dire riapri e produci questo e quello, ognuno gli investimenti li fa dove vuole. Meglio per FIAT se avesse chiuso anziché acconsentire alla pace sociale negl'anni in cui prese sovvenzioni per NON licenziare gli operai, oggi non avremmo più ne FIOM ne Komunisti, ne NO TAV etc etc.. e prevarrebbe la meritocrazia e non sarebbero caduti i costi sulla collettività, avremmo anche molto meno debito pubblico e l'ing forse non avrebbe ancora finito di pagare i debiti Olivetti.