Fiat ripensa al suo ruolo nel Corriere

Il clima torrido in Rcs non piace a Marchionne. Dal possibile alleggerimento, al passaggio della quota in Exor

Sergio Marchionne e John Elkann a Detroit per il Salone

Da una parte le difficoltà finanziarie di Rcs MediaGroup, che nonostante il dimezzamento delle perdite e la riduzione del debito nel 2013, prevede di archiviare l'anno in corso ancora in rosso; dall'altra, la propensione alla litigiosità dei piani alti di via Solferino dove ogni occasione pubblica è buona per rinfocolare antipatie e rancori reciproci. E, buon ultimo, il disappunto delle redazioni di Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport dopo la fuga di notizie sull'intenzione del cda di erogare un premio (tra uno e tre anni di remunerazione) all'ad Pietro Scott Jovane e a venti manager una volta raggiunti, nel 2015, gli obiettivi contenuti nel piano triennale. L'assemblea dei redattori, in proposito, ha affidato ai cdr un pacchetto di sette giorni di sciopero. Una situazione, questa, che starebbe facendo riflettere il primo socio del Corriere, la Fiat di John Elkann, con il 20,5% del capitale. E vacillare la poltrona di Jovane, al quale viene rimproverato di aver svenduto lo storico immobile di via Solferino.
Le incertezze sul fronte delle finanze, infatti, potrebbero richiedere iniezioni di capitali in futuro, argomento sul quale l'ad di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, concentrato sul completamento della fusione Torino-Detroit e sul piano di sviluppo della società, avrebbe già messo le mani avanti, avvertendo l'azionista (Elkann) che di soldi per Rcs non ce ne sono più. Lo stesso Marchionne, tra l'altro, come svelato qualche giorno fa dal sito Dagospia, avrebbe manifestato non poche perplessità quando Elkann aveva deciso di raddoppiare la quota di partecipazione in Rcs. E i numeri gli hanno dato ragione, visto che nell'esercizio 2013 il Lingotto ha dovuto svalutare la partecipazione editoriale da 191 a 117 milioni: un flop di 74 milioni. Come se buona parte dei 94 milioni investiti da Fiat nel 2013 per raddoppiare la quota in Rcs fossero andati in fumo. Una scoppola, dunque, da non replicare soprattutto alla luce degli importanti investimenti che Marchionne ha in serbo per Fca e per i quali è alla ricerca dei capitali necessari per il medio e lungo termine. A tormentare Elkann, poi, ci sono i rapporti tesissimi con il secondo socio di Rcs, Diego Della Valle, con il quale si è scontrato pubblicamente in più occasioni. E con mister Tod's il presidente di Fiat ed Exor, salvo improbabili rappacificazioni, dovrà mettere in conto di ricevere nuovi schiaffi nel percorso che dovranno condividere in Rcs.
Che fare, dunque, in questo clima difficile che si è creato intorno al Corriere? C'è chi azzarda che Elkann valuti di portare il 20,5% di Rcs da Fiat nella holding di famiglia Exor, così da togliere un peso e un pensiero a Marchionne (a Detroit, lo scorso gennaio, il presidente del Lingotto a una nostra domanda sulla fattibilità di questo piano non aveva risposto). Ma c'è anche chi ipotizza un possibile passo indietro della stessa Fiat, riducendo la propria quota e avviando colloqui con Della Valle & C.; o addirittura compiendo il passo storico di uscire completamente. A decisioni inaspettate, del resto, Elkann ha da tempo abituato la piazza: dalla fusione per incorporazione della controllata Ifil nella controllante Ifi, allo spin-off del Lingotto; dal via libera sull'operazione Chrysler e alla nascita di Cnh Industrial fino alla scalata al Corriere.
Ma ora i nodi sono venuti al pettine, e un altro problema che assilla Elkann riguarda le conseguenze sul Corriere derivate dal peso di Fiat (e degli Agnelli) sulla gestione operativa. Inutile dire, poi, che alle decisioni di Elkann è legato il destino dell'ad Jovane (per lui ci sarebbe pronto un posto in Canada, alla Chrysler).