Fiat, tremano gli operai di Mirafiori e Cassino

Congelati sine die gli investimenti su Mirafiori e Cassino, è questo il succo della dichiarazione fatta l'altro giorno ad Atessa da Sergio Marchionne («la Fiat chiede regole certe oppure non investirà più in Italia»). Non è la prima volta che il top manager lancia minacce di questo genere. E in un'occasione dalle parole è passato ai fatti, quando ha deciso di spostare la produzione dell'attuale 500L da Mirafiori in Serbia. Ora il nuovo monito, dopo la sentenza con la Consulta ha dichiarato illegittimo l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori (che risale al 1970), nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell'unità produttiva.
Tra l'incudine e il martello, a questo punto, si trovano ancora i 5.500 lavoratori di Mirafiori e i 4mila di Cassino che vedonoallungarsi nuovamente i tempi di rilancio dei rispettivi impianti, con il terrore che questa volta Marchionne perda del tutto la pazienza. Nei piani del Lingotto, Mirafiori dovrebbe diventare l'hub produttivo del polo del lusso Alfa Romeo-Maserati, mentre Cassino vedrebbe nascere la nuova Giulia.
Una svolta potrebbe arrivare dall'incontro che il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha chiesto al presidente della Fiat, John Elkann, all'ad Sergio Marchionne e a Pietro De Biasi, responsabile delle relazioni industriali del gruppo.
Ma prima di conoscere la data e il luogo dell'incontro Fiom-Fiat, bisogna attendere che la Consulta, presumibilmente la prossima settimana, depositi le motivazioni della pronuncia che ha mandato Marchionne su tutte le furie. Nella sua lettera, infatti, Landini afferma che «la recente pronuncia della Corte costituzionale indica a tutti l'opportunità di superare le vie giudiziarie e di costruire un più proficuo e utile confronto di natura negoziale sulla base di normali e qualificate relazioni industriali, capaci di affrontare al meglio la difficile situazione produttiva e occupazionale che coinvolge le lavoratrici e i lavoratori di tutto il gruppo Fiat».
Se il faccia-a-faccia ci sarà, non sarà comunque il primo tra Landini e Marchionne. Il leader della Fiom e il top manager si sono incrociati, una prima volta, nel luglio del 2010 in Regione Piemonte (era presente anche l'allora segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani), mentre un vero confronto diretto è avvenuto nel marzo del 2011 al Lingotto. Marchionne, nell'occasione, aveva detto a Landini: «Lei mi è anche simpatico», invitandolo a visitare gli stabilimenti Fiat-Chrysler a Detroit.

Commenti

killkoms

Gio, 11/07/2013 - 13:55

dicano"grazie"a loandini,alla fiom e alla sacra corte che ha dichiarato incostituzionale l'art. 19 dello statuto solo quando è servito alla fiom stessa!