Quel filo rosso tra Trieste e il flop di Mps

Pesa il caso Atlante. Le mosse di Goldman, Jp Morgan e Ubs

C'è un filo che lega il flop del salvataggio di mercato del Monte Paschi e la battaglia sferrata da Intesa Sanpaolo con Mediobanca sulle Generali. E non è Axa, sorvegliata speciale per le mosse sul Leone ma anche socio di peso di Mps con cui ha rinnovato recentemente per altri dieci anni l'accordo che le consente di vendere polizze agli sportelli del Monte. A Giuseppe Guzzetti, patron della Cariplo nonchè sodale del presidente emerito di Intesa, Giovanni Bazoli, anche in questa operazione, non avrebbe gradito come i due advisor dell'istituto di Rocca Salimbeni ovvero Mediobanca e Jp Morgan hanno gestito la partita senese, peraltro perdendola visto che alla fine non sono stati trovati investitori disposti a portare capitali freschi ed è dovuto intervenire lo Stato. Il patron delle fondazioni, ricordiamolo, è sempre «in cabina di regìa» dello scacchiere bancario anche attraverso il fondo Atlante controllato dalla sgr Quaestio di cui è socio.

Ad alimentare le tensioni avrebbe contribuito, nel maggio 2016, il mandato affidato dall'ex ad di Mps, Fabrizio Viola a Mediobanca per concretizzare il progetto di una piattaforma per lo smaltimento delle sofferenze senesi. Mossa concepita in realtà nell'autunno 2015 ovvero prima dell'arrivo di Massimo Tononi (banchiere considerato vicino all'asse Bazoli-Guzzetti) al vertice dell'istituto e a prescindere dalle opportunità offerte allora da Atlante poi assoldato l'estate scorsa per il mega piano di rilancio. Caso vuole che al fianco di Intesa, in qualità di advisor del «dossier Generali» sia scesa in pista la svizzera Ubs che inizialmente era uno dei consulenti del Monte e che - su iniziativa dei suoi vertici e dunque non su invito di Siena - aveva proposto un piano alternativo per la banca toscana mai accettato dal management. Quest'ultimo aveva infatti preferito arruolare il colosso Usa guidato da Jamie Dimon anche su «ispirazione» dell'allora premier Renzi. Anche con gli americani c'era stata tensione da parte di Atlante, in particolare sul prezzo di cessione degli npl attraverso cartolarizzazioni: il fondo era disposto ad acquistarli a circa il 33% del valore di carico, mentre Jp Morgan avrebbe fornito un prestito ponte in cambio della garanzia sul totale monte sofferenze valutato al 17 per cento. Un problema per il sistema: perché se lo sconto preteso da Jp Morgan fosse stato applicato ad altri istituti le necessità di capitale si sarebbero impennate scatenando un nuovo terremoto.

Non solo. Jp Morgan è anche la storica rivale di Goldman Sachs, che in Italia ha sempre spalleggiato la finanza laica e che vedrebbe di buon occhio una mossa di Intesa su Trieste apprezzandone le sinergie e i vantaggi in termini di gestione delle sofferenze. Tanto che la stessa Goldman sarebbe pronta a entrare nella squadra di consulenti finanziari del gruppo di Carlo Messina se deciderà di schierare le truppe con un'offerta concreta sulle Generali. Queste ultime non hanno ancora formalizzato incarichi ad alcuna banca d'affari ma in pole position fra i papabili chi spunta? Jp Morgan. Corsi e ricorsi della storia.