Quel filo spezzato che ha portato Fca su Gm

Fino a quando l'amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, Sergio Marchionne, non è uscito platealmente allo scoperto indicando in General Motors la sposa ideale per il Lingotto, gli indizi portavano in gran parte al gruppo Volkswagen. I rapporti con i tedeschi si sono poi raffreddati, complice innanzitutto l'uscita di scena (per ora) di Ferdinand Piëch, il potentissimo ex presidente del consiglio di sorveglianza, ma sempre azionista di peso insieme alla famiglia Porsche (entrambe le dinastie detengono il 53,1% delle azioni del gruppo). Piëch, inoltre, grande appassionato di Ferrari e Alfa Romeo - suoi sogni rimasti incompiuti a differenza di Lamborghini e Ducati, entrate con Italdesign Giugiaro (da poco al 100%) nella galassia di Wolfsburg - non avrebbe disdegnato di entrare in affari con la famiglia Agnelli.

Estromesso dal gruppo, dopo aver perso (per ora) il braccio di ferro con il suo ex pupillo Martin Winterkorn, attuale amministratore delegato con incarico prorogato fino al 2018, un possibile dialogo concreto con Fca è venuto meno. Il mercato, da parte sua, non avrebbe visto male un avvicinamento dei tedeschi con Torino: in testa ai pensieri di Piëch, infatti, c'erano le difficoltà con cui il marchio, che dà il nome al gruppo, si muove ormai da tempo negli Stati Uniti. E l'abbinamento con Fca, in proposito, con le sinergie soprattutto a livello di reti vendita, avrebbe potuto dare un po' di respiro al colosso di Wolfsburg anche nei rapporti con il sindacato unico Uaw. Volkswagen, infatti, aveva spostato lo stabilimento americano situato a Sterling Heights, nel Michigan, Stato dove il sindacato è molto radicato, proprio per aggirare tutte le incombenze contrattuali con l'Uaw. Da qui la scelta di portare la produzione americana a Chattanooga, nel Tennessee.

Intanto, lo scandalo delle emissioni truccate negli Stati Uniti fa segnare un importante punto a favore di Marchionne, il quale da mesi sta cercando di sensibilizzare i principali attori del mercato automobilistico mondiale a proposito della necessità di optare per la soluzione del consolidamento. E tra le ragioni che hanno spinto Marchionne a guardare a colossi del calibro di Volkswagen e, quindi, General Motors, c'è proprio l'esigenza di condividere gli ingenti investimenti sul tema del rispetto dell'ambiente e delle nuove normative «green» al di qua e al di là dell'Atlantico.

Da Fiat Chrysler Automobiles non arrivano commenti sulla mega tegola caduta sulla testa dei rivali. L'evolvere della situazione è comunque seguito con estrema attenzione. A Piazza Affari, il titolo Fca (-0,33% a 12,72 euro) non ha subito forti contraccolpi dal crollo delle azioni Volkswagen a Francoforte. Resta da vedere se lo scandalo rimarrà circoscritto al mercato americano o se invece riguarderà anche l'Europa.