Fininvest chiede 570 milioni a Vivendi

La holding di Mediaset deposita la citazione. Ora i francesi rischiano di pagare 2 miliardi

Maddalena Camera

Dopo i 50 milioni al mese di danni chiesti da Mediaset anche la controllante Fininvest pretende da Vivendi il rispetto degli accordi legati al contratto siglato ad aprile per l'acquisto della pay tv Premium e un risarcimento per «gravi danni già subiti quantificati in non meno di 570 milioni».

La holding presieduta da Marina Berlusconi, che si muove in piena sintonia e unità di intenti con il gruppo televisivo guidato dal fratello Pier Silvio, ha infatti depositato ieri presso il Tribunale di Milano un atto di citazione per ottenere che a Vivendi venga ordinato di dare pieno adempimento anche al patto parasociale allegato alla cessione di Premium firmata con Mediaset l'8 aprile. Gli accordi prevedevano lo scambio di una quota del 3,5% ma anche il divieto per Parigi di superare il 5% del Biscione nei successivi tre anni.

La richiesta di Fininvest è legata inoltre «alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in Borsa e al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all'esecuzione del contratto, nonchè all'evidentissimo danno di immagine». Fininvest agisce quindi a tutela dei propri interessi come azionista di controllo del Biscione con il 34,7%. I fatti sono noti: a fine luglio Vivendi, arrivando a trincerarsi dietro a un presunto «disaccordo» sul business plan di Premiun, ha chiesto a sorpresa di rinegoziare l'acquisto della pay tv. Richiesta subito giudicata inaccettabile da Fininvest e Mediaset.

A questo punto il rischio potenziale complessivo per il gruppo presieduto da Vincent Bollorè supera i 2 miliardi: se il contratto non sarà onorato, Vivendi potrebbe infatti essere costretta a sborsare, oltre ai 570 milioni chiesti ieri da Fininvest, anche gli 1,5 miliardi che Mediaset ha minacciato di pretendere a titolo di risarcimento. Secondo alcuni analisti quella di Fininvest è però anche una mossa tattica per arrivare a un nuovo accordo sulla pay-tv.

Qualche novità potrebbe già emergere nel cda di domani di Vivendi che dovrà approvare i conti trimestrali ma che potrebbe anche proporre un accordo alternativo su Premium.

Al momento non è chiaro ancora quale forma possa assumere il riassetto. Per Mediaset e Fininvest comunque il rispetto degli accordi già firmati è la precondizione all'apertura di qualsiasi eventuale nuovo negoziato.

Le strade per uscire dall'impasse su cui si sta interrogando il mercato partono dall'ipotesi che nè Mediaset nè Vivendi consolidino Premium, ma trovino un nuovo equilibrio entro fine anno, visti gli appuntamenti decisivi come l'asta per i nuovi diritti della Champions League.

Una possibilità potrebbe essere coinvolgere altri investitori interessati ad affiancare Mediaset e Vivendi nella pay-tv: qualcuno punta su Telefonica, già socia di Premium con l'11%, anche se in realtà non ha mai mostrato particolare interesse per una presenza più forte nella pay tv italiana. Ma ci sono anche altre ipotesi al vaglio di Mediobanca. Tra le possibilità sul tavolo ci sarebbe quella di un terzo investitore, che potrebbe dunque essere un fondo, a fianco di Mediaset e Vivendi, a cui girare una quota di minoranza della pay-tv. Sul fronte Vivendi non c'è stato nessun commento: nè sulle ipotesi allo studio nè sulla richiesta danni avanzata da Fininvest. In Borsa comunque il titolo Mediaset si è apprezzato del 4,35%. Segno che un accordo è possibile.