"Fininvest sempre più internazionale grazie al core business"

Danilo Pellegrino da due anni guida la holding. In un'intevista al Sole 24 Ore parla dei conti (in buona salute), dei Mondiali, di Banca Mediolanum e della sfida di Bolloré, respinta al mittente

Danilo Pellegrino

Fininvest gode di ottima salute, con 687,7 milioni di utili. Il dato risente in particolare degli effetti della plusvalenza (per un importo di 611,5 milioni di euro) realizzata con la cessione della controllata Ac Milan. Da due anni l'ad della holding è Danilo Pellegrino, manager milanese schivo, entrato nel gruppo nel 1988. In un 'intervista al Sole 24 Ore spiega che i numeri fatti registrare dal bilancio sono importanti, "ma l'ultima riga è pesantemente influenzata dalla vendita del Milan, una grossa plusvalenza, con la quale peraltro siamo parzialmente rientrati dell'investimento fatto negli anni, oltre un miliardo". Uno degli aspetti più rassicuranti per il gruppo è che "tutte le nostre attività sono in utile. Risultati ancor più significativi perché arrivano in un contesto di mercato terribile. La torta italiana della pubblicità si è rimpicciolita del 30%: da 9 a 6 miliardi".

Se oggi Fininvest è una "holding finanziaria concentrata su media ed editoria, oltre alla presenza nella finanza, come sarà domani? Pellegrino sottolinea che "la strategia del gruppo, più volte sottolineata dal presidente Marina Berlusconi, è molto chiara: focalizzarsi nel core business, fare sempre meglio le cose che sappiamo fare meglio, e guardare sempre più a una dimensione internazionale.

Per quato riguarda la tv generalista e gratuita, "è il dna di Mediaset. Nessuno nega il ruolo dei nuovi competitor, ma il successo dei Mondiali è l'ennesima conferma della validità delle scelte di Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri. Così come gli accordi con Sky e Tim che valorizzano i loro contenuti. E allo stesso tempo si sta studiando un'alleanza paneuropea di cui Mediaset vuole essere la locomotiva trainante". Nota dolente i periodici: "È stato fatto un grande lavoro e si continuerà a farlo. Ma il mercato dei magazines purtroppo è quello che è. Per il futuro della Mondadori, dove Ernesto Mauri ha realizzato un turnaround incredibile, si guarda ai libri: dopo l'acquisizione della Rizzoli, la strategia di Marina prevede di crescere ulteriormente, e anche per ragioni antitrust non si può che pensare all'estero".

Ottimo il rapporto con Banca Mediolanum: Pellegrino osserva che in anni difficili "è stata la “stampella” dei bilanci di Fininvest, una garanzia di rendimenti e di cedole: Ennio e Massimo Doris hanno gestito benissimo l'azienda. Editoria e finanza sono stati dei vasi di compensazione: quando uno faticava, c'era l'altro. Mediaset e Mondadori potevano già tornare a distribuire cedole, ma per ora hanno preferito tenere la cassa in casa e patrimonializzarsi. In futuro si vedrà, siamo fiduciosi".

Sulla sfida lanciata dal francese Bolloré, Pellegrino non ha dubbi: "Pensavamo fosse un socio e invece si è rivelato un “pirata”, come lo ebbe a definire l'allora presidente francese Hollande. Fininvest e Mediaset, come sa, hanno fatto causa a Vivendi e pretendono un risarcimento: saranno i Tribunali a decidere. Noi siamo convinti di avere ragione perché la regola base degli affari è Pacta Servanda Sunt: gli accordi si rispettano".