Finiti gli interrogatori: su Fonsai tutto secretato

Tutto secretato: non perché i verbali dei Ligresti contengano dichiarazioni eclatanti, ma per evitare che gli indagati per l'affare Fonsai possano mettersi in qualche modo d'accordo, tarando le proprie dichiarazioni su quelle degli altri, e rendendo l'intera vicenda ancora più inestricabile di quanto già sia.
A una settimana dagli arresti, il panorama dell'inchiesta che ha portato in carcere le due figlie dell'Ingegnere e il manager Emanuele Erbetta - mentre Ligresti senior e altri due manager sono agli arresti domiciliari, e Paolo Ligresti è latitante in Svizzera - ormai è sufficientemente delineato. Da una parte i Ligresti, dall'altra il management. In mezzo, la Procura di Torino che deve capire, aldilà dei dati formali, chi abbia deciso di nascondere nelle pieghe del bilancio 2010 le perdite per 538 milioni che avrebbero fatto crollare il titolo.
Ieri ad affrontare l'esame del pm Marco Gianoglio è stata Giulia Ligresti, portata in tribunale a Torino dalla cella del carcere di Vercelli dove è rinchiusa da mercoledì scorso. È apparsa provata, non in grado di reggere a lungo l'interrogatorio: d'altronde, ha spiegato con franchezza uno dei suoi legali, Alberto Mittone, «i salti hanno sempre delle componenti di rischio a maggior ragione per chi si vede catapultato in carcere da una vita serena e tranquilla. Abbiamo fatto il possibile per metterla a suo agio, così come pure il magistrato».
Come è andato l'interrogatorio? Bene, dicono i legali. Ma per capire se la Procura condivida la loro opinione bisogna aspettare le mosse dei pm che - stando a quanto si dice - non hanno molta intenzione di scarcerare a tempi brevi le due sorelle Ligresti: i cui legali entro sabato dovranno decidere se rivolgersi al tribunale del Riesame per ottenere la revoca dell'ordine di cattura, dimostrando che Giulia e Jonella mai hanno inteso darsi alla fuga.
Su un tema analogo ha insistito, nel suo lungo interrogatorio, anche l'ex amministratore delegato di Fonsai Emanuele Erbetta. A farlo finire in carcere sono state alcune sue iniziative un po' improvvide, che hanno convinto i pm che stesse cercando di condizionare e ostacolare in ogni modo le loro indagini. Ma nel corso dell'interrogatorio Erbetta avrebbe spiegato che in realtà lui dalle indagini non aveva molto da temere: il bilancio 2010 porta effettivamente la sua firma, ma essendo stato nominato amministratore delegato solo nel gennaio 2011 non poteva avere svolto alcun ruolo decisionale nell'occultamento dei rischi.