Finmeccanica, per Fitch futuro con troppe incognite

Giornata da dimenticare per Finmeccanica che lascia sul campo il 2,5% a 3,64 euro. Il colosso italiano della difesa ha subito il downgrade di Fitch al livello junk (BB+ da BBB-), con outlook negativo. Il declassamento, spiega l'agenzia in una nota, è motivato dal fatto che per Fitch «i miglioramenti dal punto di vista finanziario legati alla riduzione del debito e alla generazione di cassa è improbabile che vengano raggiunti nel breve termine». Questo, secondo l'agenzia, è il risultato della combinazione di «previsioni più deboli di mercato e ritardi nel processo di dismissione degli asset». Quanto agli sviluppi ai vertici della società, pur riconoscendo «le misure positive intraprese dal management in relazione ai recenti scandali che hanno coinvolto dirigenti di primo piano, l'agenzia resta preoccupata dalla possibilità di nuove indagini su corruzione o tangenti a carico dei dirigenti passati o attuali».
Nell'occhio del ciclone anche la discussione in Senato sugli F35 (progetto militare in cui è coinvolta Finmeccanica).Alla fine anche in Senato, così come avvenuto alla Camera qualche settimana fa, è stata approvata una mozione che impegna l'esecutivo a non procedere ad alcun ulteriore acquisto di caccia F35 senza il via libera preventivo del Parlamento.
L'F35/Lighthing II Joint Strike Fighter è un programma militare lanciato dagli Usa negli Anni '90 per costruire cacciabombardieri super tecnologici (gli F35 per l'appunto) in grado di effettuare attacchi al suolo di cosiddetta 5° generazione. Gli Stati Uniti hanno poi coinvolto altri otto Paesi tra cui l'Italia che inizialmente, quattro anni fa, si era impegnata per 131 caccia. Si tratta, nel suo complesso, del programma militare più costoso della storia (3.173 aerei per poco meno di 400 miliardi di dollari). Finmeccanica (tramite Alenia Aermacchi) concorre all'opera: coinvolta, insieme a Rolls-Royce, Bae Systems dalla capocordata Lockheed Martin che si è aggiudicata il contratto nel 2001.
La commessa non ha tuttavia avuto vita facile. Dopo diverse discussioni, complice la morsa della recessione, l'Italia aveva già provveduto, lo scorso anno, a ridurre il numero complessivo di cacciabombardieri a 90 (con un risparmio di circa 5 miliardi). Ma l'impegno finanziario rimane consistente, 11,8 miliardi entro il 2060 (per ogni aereo si stima che l'Italia debba spendere tra i 99 e i 106,7 milioni di euro rispetto ai 61 preventivati in origine), e difficilmente sarebbe rimasto sottotraccia. La mozione è stata alla fine approvata anche in Senato con 202 sì, 55 no e 15 astenuti.