«Finora nessun contatto. E dopo di me serve un leader»

«Un polo del lusso con la Ferrari? Si facciano avanti». Così Giorgio Armani, appena spente le luci della sfilata della sua collezione Emporio, ha commentato le indiscrezioni che vedrebbero la maison «gemellata» con il Cavallino. «Non ho avuto contatti - precisa - né con John Elkann né con Sergio Marchionne, con nessuno. Ben venga che si facciano vivi, non è che non sia d'accordo a sentirli. Del polo del lusso, però, se ne parla da almeno dieci anni e spesso vi si aggrega anche chi non ne ha diritto». E aggiunge: «Capisco che il mio gruppo è un'istituzione e incuriosisca. La mia realtà è unica sul mercato», ma è «una realtà familiare: nel mio asse ereditario c'è una piccola famiglia e dei collaboratori storici che faranno parte dell'asse ereditario. Per il futuro, però, ci vuole un leader, una persona come me, non un fondo. Un leader può sbagliare, ma se io dico sì è sì, se dico no è no».

É vero che anche un manager può essere un leader: per esempio, i rumors puntano su Andrea Guerra, fresco d'addio a Luxottica - a cui Re Giorgio, che ne è azionista, ha da poco riaffidato la produzione dei suoi occhiali - e raccomandato da Leonardo Del Vecchio in persona: «Lo vedrei bene da Armani», ha detto. Ma per ora lo stilista, 80 anni appena compiuti, tiene ben strette le redini del suo gruppo, e annuncia che prevede di chiudere il 2014 con una crescita del fatturato del 6%, anziché del 4% come era stato stimato solo pochi mesi fa.

In assenza di eredi, le ipotesi sul futuro della maison si accavallano da anni: quotazione o vendita? Il nome che ciclicamente torna alla ribalta è quello di Bernard Arnault, il patron del polo del lusso per antonomasia, Lvmh: qui di contatti ce ne sono stati, ma nulla di fatto. Ma l'ultima ipotesi in circolazione è la mossa del cavallo, un inatteso spostamento sulla scacchiera del lusso che potrebbe rivelarsi vincente, mettendo insieme due eccellenze come Ferrari e Armani. La maison ha archiviato il bilancio 2013 con ricavi record, a 2,2 miliardi, 401 milioni di risultato operativo (+18,2%) e una liquidità da primato, circa 700 milioni. Ferrari, dal canto suo, ha chiuso il 2013 col botto: 2,3 miliardi di fatturato, utile gestione ordinaria a 363,5 milioni, e la migliore posizione finanziaria netta di sempre, a 1,36 miliardi. In caso di nozze, quindi, gli investimenti non sarebbero un problema: e neppure i diversi settori produttivi. La notorietà dei marchi, icone del made in Italy, farebbe premio sulle differenze: del resto, Lvmh non mette insieme champagne, moda e giornali? Il nodo difficile da sciogliere, anche secondo gli analisti, è un altro: per creare il polo del lusso, Ferrari dovrebbe uscire da Fiat Chrysler Automobiles, cosa che l'ad Marchionne ha finora escluso.