Fisco zavorra, ma il made in Italy cresce

La ripresa c'è, e la confermano i dati raccolti da Mediobanca e Unioncamere presso 3.212 medie imprese italiane: il 2014 si è chiuso, per la prima volta dal 2008, con un numero di società dal fatturato in crescita che supera nettamente la quota di quelle in difficoltà: 45,2% contro 27%. Torna così l'ottimismo: il 46,3% delle società prevede per il 2015 un aumento dei ricavi e il 42,6% della produzione. Export sempre elevato: il 92% del campione nel 2014 ha venduto all'estero, e il 47% prevede che tale quota cresca nel 2015; un terzo prevede ordinativi al rialzo sul mercato interno.

Mediobanca e Unioncamere hanno presentato ieri la quattordicesima edizione dell'indagine sulle medie imprese italiane (50-499 dipendenti, vendite per 16-355 milioni e un assetto proprietario autonomo): insomma, la vera forza industriale dell'Italia. Una dimensione - nota il rapporto - che funziona meglio di quella grande: nel decennio 2004-2013 il fatturato delle medie imprese è cresciuto del 35,5%, più del doppio rispetto all'intero settore manifatturiero, dove è preponderante il peso delle big. Anche nell'export la media impresa batte la grande: più 64% in dieci anni contro più 44%. In crescita l'occupazione (+9,2% dal 2004), mente l'intero manifatturiero ha ridotto gli organici del 5,5%.

Sul fronte delle risorse, le medie imprese dipendono dai finanziamenti bancari, mentre bond e Borsa hanno un ruolo trascurabile.

La tassazione delle medie imprese - sottolineano Mediobanca e Unioncamere - continua però a essere punitiva: il peso medio delle imposte nel 2013 è stato del 38,1%, con punte fino all'80%. Interessante il confronto con gli altri Paesi: la tassazione media in Francia è del 24,7%, in Spagna del 23,5%, in Germania del 26,7%. Senza l'Irap la media italiana scenderebbe al 26,4%, riportandosi in linea con l'Europa. La legge di Stabilità prevede la deducibilità integrale del costo del lavoro dall'imponibile Irap; si stima che ciò possa abbattere la pressione fiscale del 13%, facendola scendere dal 38,1 al 33%. Il rapporto calcola questo beneficio in minori imposte per 0,46 miliardi all'anno per le medie imprese, 1,4 miliardi nel triennio 2015-17; un risparmio fiscale equivalente al costo di 11.450 posti di lavoro.

Tra il 2005 e il 2013, 126 medie imprese della Penisola, soprattutto meccaniche, sono passate sotto il controllo straniero, mentre 40 sono tornate in mani italiane. Oltre all'interesse per il made in Italy,c'è un «effetto Expo»: le aziende alimentari segnalano prospettive di crescita oltre frontiera i migliori rispetto al resto dell'industria.