Flop dell'Opa Hitachi su Ansaldo

Le adesioni si fermano al 6,4%. Giapponesi al 46%: non avranno il controllo dell'assemblea straordinaria

Sofia FraschiniL'Opa di Hitachi su Ansaldo Sts si è conclusa sotto le aspettative dei giapponesi, fermandosi al 46,5% del capitale. Dopo tre prolungamenti dell'offerta - legati alla battaglia sul prezzo che ha visto coinvolti Consob e i fondi azionisti di minoranza (Amber, Elliot, Bluebell) - le sottoscrizioni dell'offerta da 9,68 euro si sono fermate al 6,4% (12,8 milioni di azioni, di cui 6,3 milioni solo ieri). Una quota che, sommata al 40,06% già in mano ai giapponesi, non consentirà a Hitachi di gestire l'azienda in totale libertà. Non ha avuto dunque l'effetto sperato il rialzo di 18 centesimi deciso dai giapponesi, portando il prezzo d'Opa da 9,50 a 9,68 euro, per farsi consegnare le azioni. E per vincere le resistenze dei fondi azionisti (che avevano chiesto tra 11 e 15 euro). Con questi numeri, siamo anche lontani dalle intenzioni iniziali del gruppo. Tramonta, il piano che prevedeva il delisting di Sts. La quota è molto lontana dal 95% necessario per togliere l'azienda dalla Borsa e anche dal 66% necessario per controllare l'assemblea straordinaria e arrivare al delisting in un altro modo, con una fusione per incorporazione. Resta comunque il fatto che l'Opa lanciata da Hitachi non è soggetta ad alcuna condizione di efficacia, e quindi non è vincolata al raggiungimento di una soglia minima di adesioni. Quindi, anche con una quota prossima al 50% sarà Hitachi a gestire l'azienda esattamente come faceva Finmeccanica fino a pochi mesi fa, anche e soprattutto perché volendo Hitachi da oggi può comprare azioni Ansaldo Sts sul mercato.La gestione asiatica parte però decisamente in salita a causa dell'ostruzionismo dei fondi di minoranza. Già oggi è attesa un'importante pronuncia del Tar del Lazio sul merito del provvedimento della Consob e quindi, nella sostanza, sulla necessità o meno per Hitachi di pagare agli azionisti che hanno sottoscritto l'Opa 9,899 euro per azione (e quindi un'altra maggiorazione). Si tratta di un valore deciso da Consob il 3 febbraio su sollecitazione dei fondi e partendo da una base di 9,50 euro, ma che è stato «impugnato» dai giapponesi e soggetto a successiva sospensiva, decisione su cui si esprimerà appunto oggi il tribunale. Uno snodo cruciale visto che, nel ricorso al Tar, i giapponesi non si sono limitati a chiedere un intervento contro il provvedimento della Commissione, ma hanno citato l'Authority per il risarcimento del danno «ingiustamente determinato» dalle sue decisioni accusandola di «poca dimestichezza» con le prassi negoziali dal momento che, a detta di Hitachi, confonde «valore e prezzo» dell'asset in questione. Un riferimento che riguarda quanto accertato dalla Consob che - con riferimento all'operazione che ha portato Finmeccanica a cedere a Hitachi il 40% di Ansaldo Sts e il ramo di azienda Ansaldo Breda aveva sostenuto l'esistenza di una collusione fra Hitachi e Finmeccanica, riconoscendo una valutazione più favorevole a Breda e una meno vantaggiosa per Sts. Ipotesi negata da Finmeccanica che da parte sua aveva dichiarato «di essere stata trasparente». Ieri in Borsa il titolo ha chiuso in calo dell'1,1% a 10 euro, sopra sia ai 9,68 euro fissati dai giapponesi sia ai 9,899 euro calcolati da Consob.