Fondazioni, via al gran ballo per la successione a Guzzetti

L'Acri promuove Tombari a vice, ma per la presidenza in pole c'è Melley. A Siena è guerra sul dopo Clarich

«Si tranquillizzino quelli che continuano a dire non è ora che si tolga dai piedi questo qui, perché finalmente dai piedi mi tolgo, me lo ordina la legge». Così parlò Giuseppe Guzzetti lo scorso 22 febbraio, in vista della scadenza (dopo ventidue anni) del suo incarico nel 2019 sia in Cariplo sia al vertice dell'Acri, l'associazione delle fondazioni.

L'ottantatreenne Guzzetti ha sistemato gli intrecci velenosi con le banche, gli enti sono ormai scesi nel capitale del credito facendo largo ai fondi internazionali, e ha concentrato l'attività sulla riorganizzazione del terzo settore da cui ora passa e passerà il «controllo» del territorio. E ha anche avviato il cantiere per la successione al timone della lobby degli enti: in molti scommettono che il testimone passerà nelle mani del presidente della fondazione Cassa di Risparmio di Spezia Matteo Melley, classe 1960, avvocato, già scelto come vicepresidente dell'Acri e presidente di Cdp immobiliare. Sembra, dunque, strategica la scelta varata ieri di allargare la squadra di vicepresidenti di cui fanno già parte oltre a Melley, il presidente della Cassa di Fossano, Giuseppe Ghisolfi, e Francesco Profumo che presiede la Compagnia di San Paolo. Come suo terzo vice, Guzzetti ha arruolato Umberto Tombari, presidente della Fondazione Cr Firenze. Professore ordinario di Diritto civile all'università e avvocato specializzato in diritto societario, Tombari è finito alla ribalta delle cronache politiche per essere stato il datore di lavoro dell'ex ministro, Maria Elena Boschi, nel suo studio legale di Firenze. E di Tombari è stata allieva anche Anna Genovese, commissario Consob che ha gestito la transizione in attesa del nuovo presidente, Mario Nava (si insedierà lunedì).

Al giro di poltrone in Acri si aggiunge quella della Fondazione Mps. Il 2 febbraio Marcello Clarich ha annunciato di non essere disponibile per un secondo mandato alla presidenza dell'ente senese (rimasto con in mano solo lo 0,026% del Monte) invocando come suo successore «una figura, di indiscussa professionalità e indipendenza, più legata al contesto locale per proseguire nel rilancio» di Palazzo Sansedoni che con un patrimonio di circa 430 milioni può garantire 4 milioni di erogazioni per i prossimi quattro anni. «La Fondazione Mps oggi è risanata. I problemi che avevamo sono stati risolti», ha detto ieri Clarich durante la presentazione del resoconto di fine mandato della Deputazione amministratrice, nominata nel 2014, che sarà rinnovata il 20 aprile quando sarà approvato il bilancio dell'ente. E proprio su questo rinnovo, a ridosso delle elezioni amministrative previste per il 10 giugno, è già polemica fra il sindaco Bruno Valentini (ricandidato) che spinge per un rinnovo prima del voto sponsorizzando l'ex sindaco revisore di Mps, Marco Turchi, e il candidato di una lista civica sostenuta anche dal centrodestra alle comunali del 10 giugno, Luigi De Mossi, che invece chiede di rimandare le nomine a dopo le amministrative proprio stoppare le manovre sinistre sull'ex azionista di controllo del Montepaschi, ancora visto come un bacino di consensi elettorali.