Fonsai, via libera della Consob a Unipol

La Consob ha dato l’ok al progetto «grande Unipol». La Commissione guidata da Giuseppe Vegas riunitasi ieri pomeriggio ha autorizzato il prospetto informativo degli aumenti di capitale da complessivi 2,2 miliardi per la fusione a quattro con Premafin, Fonsai e Milano Assicurazioni. Ma, soprattutto, ha escluso l’obbligo di Opa a cascata sulla controllata di Fondiaria perché «aprendo di fatto la strada all’avvio delle operazioni». È passata la teoria interpretativa della «prevalenza oggettiva», cioè, rappresentando Milano poco più del 6% degli attivi del super-gruppo, non è necessaria una tutela speciale delle sue minoranze. Luce verde anche alla nuova riformulazione dell’accordo di manleva che, di fatto, non garantisce nessun paracadute alla famiglia Ligresti. Altrettanto «idoneo» è stato ritenuto l’impegno sul recesso.
È caduto perciò l’ultimo ostacolo alle nozze che porteranno alla nascita del secondo operatore italiano dell’Rc Auto. Ieri mattina, infatti, i cda di Unipol e Fonsai hanno deliberato l’avvio dei rispettivi aumenti di capitale da 1,1 miliardi ciascuno al servizio dell’operazione. Entrambi le ricapitalizzazioni avranno luogo dal 9 al 27 luglio (diritti trattati in Borsa dal 9 al 20) previa formalizzazione del consorzio di garanzia guidato da Mediobanca per tutte e due le compagnie. A un successivo cda in tarda nottata, invece, è stata demandata la determinazione dei prezzi.
Il consiglio di amministrazione di Fonsai ha, infatti, ricevuto il parere favorevole del comitato degli indipendenti sull’integrazione con Unipol, vista come «l’ipotesi che garantisce le maggiori probabilità di esecuzione della necessaria ripatrimonializzazione della società». Esaminata, con l’aiuto dell’advisor Citi, anche l’ultima offerta di Sator e Palladio (da complessivi 800 milioni), ma - come ha sottolineato la compagnia in una nota - la proposta «appare «caratterizzata da un grado di incertezza elevato sotto il profilo negoziale, autorizzativo e deliberativo». Sebbene, non respinta al mittente (come nel caso della controllante Premafin), l’eventuale ok all’offerta del tandem Arpe-Meneguzzo è subordinata a un fallimento (ormai abbastanza improbabile) delle nozze con Unipol. L’unico momento particolare del cda è stato rappresentato dal voto contrario dei consiglieri Paolo e Jonella Ligresti insieme con Salvatore Bragantini (in quota Sator-Palladio) .
Per questo motivo i due fondi hanno presentato al Tar del Lazio un ricorso contro il provvedimento Isvap che ha autorizzato Finsoe ed Unipol gruppo finanziario ad acquisire il controllo di Premafin e delle sue controllate. Cercando così di effettuare un tentativo in extremis per riportarsi in gara.
Un ulteriore passaggio che dovrà essere effettuato è l’aumento di capitale di Premafin riservato a Unipol in modo tale da supportare la ricapitalizzazione di Fonsai. Al momento la holding è bloccata dal custode giudiziale del 20% dei trust caraibici, Alessandro Della Chà, che ha chiesto di riconvocare l’assemblea per esaminare la proposta Sator. Decisione che però non pregiudica la prosecuzione delle attività connesse al progetto «grande Unipol» (oggi infatti è in calendario un nuovo cda).
La compagnia bolognese, infine, nei prossimi giorni dovrebbe inviare all’Isvap la propria replica relativa alle osservazioni circa una carenza di 200 milioni nelle riserve Danni. Si tratta, secondo fonti della compagnia, di un problema metodologico connesso alle modalità più veloci di liquidazione che non determinano ipso facto un aumento del tasso di sinistralità, come certificato nei bilanci da revisori e attuari.
Ieri i n Borsa i titoli legati all’operazione hanno chiuso in negativo. Fonsai ha lasciato sul terreno il 4,86%, Milano il 2,66% e la holding Premafin l’1,1%. Al tempo stesso Unipol ha perso il 4,84 per cento.