Forte: «Sogno ancora un'altra Italia»

«Al Paese serve una ripresa non solo economica, ma culturale e morale»

«Mi piacerebbe vivere ancora tanti anni per sentire un profumo di ripresa. Non solo economica, ma culturale e morale; vorrei veder crearsi una nuova coscienza. È anche con questa speranza che ho scritto questo mattone». Il mattone che Francesco Forte tiene tra le mani, in un afoso tardo pomeriggio milanese, è la sua autobiografia. L'ha chiamata «A onor del vero» (Rubbettino Editore), e in 448 pagine ha condensato le molteplici vite che ha vissuto: accademico, giornalista, ministro, economista e attuale editorialista di questo Giornale.

Quasi sul punto di scollinare i 90 anni, Forte non ha perso la brillantezza e la vitalità dell'énfant prodige che fu. Pesca dai ricordi e ti racconta per esempio di quando, allora ministro delle Finanze, dovette battersi per non far andare in prescrizione il processo in cui era indagato per tangenti: «Con la prescrizione - spiega - non avrei potuto ottenere, una volta assolto, il rimborso dalla Corte dei Conti per le spese legali sostenute». Oppure, a distanza di decenni, è ancora capace di pensare il peggio del Libro rosso di Franco Reviglio («Un attentato alla privacy, un'inutile caccia al contribuente come se fosse una preda) e della legge nota come «manette agli evasori» di Rino Formica («Una vera follia»).

A dispetto dell'anagrafe, Forte sa ancora essere combattivo. Un tratto distintivo del suo carattere che salta subito all'occhio nelle pagine delle sue memorie. Dove si mischiano gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, quelli delle fondamenta che ne avrebbero fatto un socialista liberale senza derive verso la scuola keynesiana, a una galleria di personaggi che hanno segnato la vita italiana del XX secolo: dal presidente dell'Eni, Enrico Mattei, al leader socialista Bettino Craxi passando per il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi; da Silvio Berlusconi, cui suggerì l'abolizione della tassa sulla prima casa, fino a Giorgio Napolitano.

È la storia del Paese raccontata da chi l'ha vissuta in prima linea, a stretto contatto col potere politico e con quello economico. Ma è anche la storia di chi non si rassegna: «Oggi siamo di fronte a una generazione perduta, vittima degli errori di questa classe politica. Spero che la prossima abbia la stessa forza avuta da noi nel dopoguerra. Per ricostruire».

RPar