La frenata della Chrysler abbatte gli utili di Fiat

Primo giro di boa per Fiat-Chrysler nel 2013. Il consiglio di amministrazione, svoltosi questa volta nella sede americana di Auburn Hills, ha approvato i conti del primo trimestre (ricavi in linea con il 2012 e utile in calo più del previsto, con il titolo che ha chiuso a Milano una giornata altalenante in perdita dell'1,1% a 4,63 euro). Da Sergio Marchionne è invece arrivato il punto sulla scalata di Fiat al 100% di Chrysler. «Alla fine - ha ribadito l'ad - Fiat e Chrysler saranno una società unica, e il Lingotto ha abbastanza liquidità (21,3 miliardi al 31 marzo) per acquistare l'azienda Usa». Gli analisti, comunque, hanno voluto sapere da Marchionne una nuova stima sulla fine del braccio di ferro con il fondo Veba, che detiene ancora il 41,5% del gruppo Usa.
«Continuiamo a lavorare con Veba e sull'opzione Ipo», ha spiegato Marchionne, ritenendo poi quello di New York «il mercato dei capitali più efficiente sul quale possiamo operare; New York sarebbe la mia preferenza», ha quindi risposto l'ad a chi gli domandava dove avrebbe voluto quotare la società che nascerà dalla fusione.
Il nodo sulle divergenze di valutazione della quota Chrysler in mano a Veba, verrà comunque sciolto dal giudice del Delaware. Un problema, questo, che non mina la fiducia che nutre Marchionne sul fatto che un accordo tra Veba e Torino andrà in porto. «Sono fiducioso», ha affermato il top manager. In merito ai conti di Chrysler, definiti «non spettacolari» (utile netto in calo, nel primo trimestre, a 166 milioni di dollari), Marchionne si è detto «incoraggiato» dal fatto che la casa automobilistica di Auburn Hills continua a produrre cash e dal buon andamento del Grand Cherokee. «Una volta risolta la questione della piena integrazione con Chrysler - ha aggiunto - il gruppo sarà in grado di attirare capitale».
Nonostante la situazione difficilissima, Marchionne ha definito «incoraggianti» i risultati in Europa nel trimestre. Il risultato operativo del gruppo, infatti, seppur negativo per 150 milioni, ha segnato un miglioramento di 50 milioni (il 25%) rispetto alla perdita precedente di 207 milioni. L'Italia, inoltre, nel 2012 ha coperto meno del 10% delle vendite. Progressi su profittabilità e quota di mercato sono stati riscontrati in Asia e Pacifico. Più nel dettaglio, i ricavi in Nord America sono scesi del 3% a 10 miliardi di euro, mentre l'Europa è in calo del 4% rispetto al 2012 a 4,4 miliardi. In America Latina i ricavi ammontano a 2,5 miliardi di euro, con una riduzione del 5%, ma in crescita del 6% a cambi costanti. In aumento l'Asia di oltre il 35% a 1 miliardo.
Confermati gli obiettivi 2013, il bilancio approvato vede l'utile netto in calo a 31 milioni per il gruppo Fiat, a fronte di 262 milioni dello stesso periodo del 2012. I ricavi (19,8 miliardi) sono in calo del 2%, ma in linea l'anno scorso a parità di cambi di conversione. Il risultato della gestione ordinaria è pari, nel trimestre, a 618 milioni (806 nel tra gennaio e marzo 2012). «Il calo su base annua - spiega Fiat - deriva essenzialmente dalla riduzione di circa 200 milioni nell'area Nafta per i costi industriali e i minori volumi correlati al lancio della nuova versione di Jeep Grand Cherokee e della gamma 2013 del Ram Heavy Duty truck, oltre alle attività di preparazione per l'avvio della produzione della versione rinnovata di Jeep Cherokee». Infine, indebitamento netto industriale in crescita a 7,1 miliardi, da 6,5 di fine 2012.