Frenata Usa, l'Fmi taglia le stime di crescita

Rivisto il Pil all'1,7% dal 2% per il 2014. A pesare, immobiliare, scorte ed esportazioni. «Siamo in linea con la Fed»

Dopo la Germania, frenano anche gli Usa. Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita dell'economia Usa per quest'anno, a causa della debolezza riscontrata nel primo trimestre. Archiviato il 2013 con una crescita dell'1,9%, l'economia americana rallenterà il passo, salendo dell'1,7% quest'anno, quindi accelerando al 3% nel 2015 e 2016, e assestandosi al 2,6% del 2019. È quanto si legge nelle stime contenute nel rapporto conclusivo della missione di monitoraggio dell'Fmi a Washington.

Nel dettaglio, il Fondo ritiene che il Pil statunitense crescerà dell'1,7%, contro una previsione del 2%, risalente appena al mese scorso. Sul Pil statunitense (che si è contratto del 2,9% su base annua nei primi tre mesi del 2014) ha pesato la debolezza del mercato immobiliare, un rallentamento dell'attività di ricostituzione delle scorte da parte delle aziende e una riduzione delle esportazioni. Si è trattato del declino più marcato in cinque anni. Ma secondo gli economisti del Fondo, un pericolo vero per la crescita Usa potrebbe arrivare da un «rallentamento della crescita dei mercati emergenti, dall'aumento dei prezzi del petrolio collegato agli eventi in Ucraina e Iraq e da un aumento dei tassi di interesse prima del previsto». Proprio sulle scelte della Fed, l'organismo guidato da Christine Lagarde ha speso parole positive: «La politica altamente accomodante della Banca centrale «è appropriata. I tassi di interesse dovrebbero restare vicino allo zero più a lungo di quanto attualmente previsto finché le aspettative sull'inflazione restano ben stabili».