La fusione Banco-Bpm finisce ai supplementari

Massimo RestelliMissione in Bankitalia ieri mattina di Pier Francesco Saviotti, capo azienda del Banco Popolare, e di Giuseppe Castagna (Popolare di Milano) alla ricerca della sponda istituzionale necessaria per avviare la prevista fusione che darà vita al terzo polo del credito nazionale. Il problema è convincere la Bce, cui spetta l'ultima parola sul progetto, ad accettare i due impegni presi dai vertici rispettivamente con il mercato e con gli «indipendentisti» di Piazza Meda: il primo esclude qualsiasi aumento di capitale, il secondo prevede la sopravvivenza per tre anni in seno alla nuova holding di una Bpm spa, retta da un proprio consiglio. Due punti spinosi per i tecnici dell'Eurotower, particolarmente occhiuti verso i crediti tossici italiani. Non solo Francoforte, alle prese con la prima fusione sotto Vigilanza Unica, avrebbe già fatto patire una tirata d'orecchie indirizzata a Bpm per una supposta fuga di notizie.A fine settembre le sofferenze nette del Banco si avvicinavano all'8% degli impieghi per una somma di 6,4 miliardi, quelli di Bpm si fermavano a 1,5 miliardi (4,5%); secondo gli analisti la Superpopolare avrebbe un tasso di copertura del 34 per cento. Dopo il passaggio in Bankitalia, per spiegare il piano corretto, potrebbe esserci una nuova chiamata a Francoforte: è quindi probabile che l'ok alle nozze slitti alla prossima settimana.Le due promesse spose, per zittire le Cassandre europee che scommettono su un aumento di capitale almeno parziale per ridurre la zavorra, si impegnerebbero a smaltire le sofferenze in una finestra di 12-18 mesi prefissata dal piano di fusione. La soluzione naturale è appoggiarsi alla maxi-cartolarizzazione di Stato strappata a Bruxelles dal ministro Pier Carlo Padoan con il meccanismo delle «Gacs». In alternativa potrebbero essere valutate piattaforme concorrenti a quella implementata da Intesa Sanpaolo. Potrebbero inoltre essere ceduti alcuni asset, come Agos Ducato. L'altro problema aperto è appunto la governance, sia per il cda della holding sia per le seggiole della nuova Bpm spa, oltre che per la distribuzione delle deleghe. Per il resto i concambi dovrebbero vedere il Banco pesare per il 51% post fusione e Bpm per il restante 49%; Castagna sarà il capo azienda e siederebbe in cda in uno dei 3 posti prima riservati agli indipendenti così da portare a 8 il peso dei voti «milanesi» contro i 9 del Banco. Sempre Verona esprimerebbe il presidente con Carlo Fratta Pasini e il direttore generale con Maurizio Faroni; Saviotti guiderà l'esecutivo. In una Piazza Affari depressa, ieri il Banco Popolare ha chiuso in picchiata del 4,86% a 7,33 euro, così come la Banca Popolare di Milano (-5,6%).