Generali, arriva Greco e Della Valle se ne va

Il cda sfiducia Perissinotto e sceglie il nuovo ad. Le dimissioni soft di Mr Tod’s: "Tempi e modi sbagliati"

Addio Giovanni Perissinotto, benvenuto Mario Greco. Il 2 giugno particolare delle Generali si conclude così: la fine di una storia decennale tutta «triestina» e l’avvento di un nuovo manager esterno. Se l’avvicendamento era scontato nei fatti, più sorprendente la decisione del consigliere Diego Della Valle di dimettersi dal board.
Il cda straordinario riunitosi ieri mattina a Milano ha deliberato a maggioranza di revocare le deleghe al Group ceo Giovanni Perissinotto «in ragione dell’esigenza di operare un’iniziativa di discontinuità gestionale», ha spiegato la compagnia triestina in una nota. Il board ha indicato come successore, con le cariche di direttore generale e Group Ceo, l’attuale ad di Zurich Mario Greco. In attesa che quest’ultimo si liberi dalla compagnia svizzera (i tempi dovrebbero essere comunque brevi e si potrebbe risolvere tutto entro giugno anche se la pausa estiva potrebbe produrre qualche slittamento), le deleghe spetteranno pro tempore al presidente Gabriele Galateri.
Tutto come previsto, o quasi. Il cda è durato poco più di tre ore e si è svolto «all’americana» con toni civili e senza scontri: durante il giro di tavolo i consiglieri hanno espresso i propri punti di vista. Contro Perissinotto hanno votato dieci consiglieri: il presidente Gabriele Galateri, i vicepresidenti Vincent Bolloré e Francesco Gaetano Caltagirone, Clemente Rebecchini, Claudio De Conto, Lorenzo Pellicioli, Angelo Miglietta, Paolo Scaroni e i due indipendenti di Assogestioni Paola Sapienza e Cesare Calari. Il terzo rappresentante dei fondi, Carlo Carraro, ha votato a favore di Perissinotto come lo stesso ceo, Petr Kellner, Angelo Pedersoli e Diego Della Valle. Astenuto l’ad Sergio Balbinot (che dovrebbe restare al suo posto come il cfo Agrusti) e assente il numero uno di Generali Vienna Reinfried Pohl.
Il patron di Tod’s ha esternato le proprie rimostranze. «Non ero d’accordo - ha dichiarato - nella forma e nella sostanza, si poteva fare tutto molto meglio, preservando l’immagine della società e soprattutto l’immagine del nostro Paese, che in questi momenti ha bisogno di attrarre investitori e non di preoccuparli». Insomma, un problema di metodo (risolto però col confronto pubblico del cda) e di merito (secondo Della Valle, Perissinotto ha operato bene). Di qui le dimissioni che sono state soft e meno polemiche dell’uscita dal patto Rcs e che libereranno un posto in cda a Mario Greco (l’ex ceo resterà senza deleghe e senza buonuscita fino al 2013). Anche per questo motivo nel voto sul nuovo ad, Della Valle si è astenuto assieme a Perissinotto e Pedersoli mentre tutti gli altri 13 hanno votato a favore.
La maggioranza si è fondamentalmente compattata sui contenuti del documento anticipato ieri dal Giornale. La motivazione del cambio è nei risultati complessivamente insoddisfacenti della gestione di Perissinotto che, a differenza di quanto dichiarato nella lettera ai consiglieri (che ha suscitato non pochi malumori), ha sempre avuto autonomia decisionale. Lo stesso riferimento a Unipol-Fonsai è stato molto sgradito perché non pertinente. Per Lorenzo Pellicioli, che nel cda del Leone rappresenta il gruppo De Agostini ed è stato il regista dell’operazione, ha spiegato il ricambio non come un «complotto» ma come una decisione difficile che apre interessanti prospettive». I consiglieri in quota Mediobanca, Salvatore Rebecchini e Claudio De Conto, hanno invece rimarcato la posizione di Piazzetta Cuccia: Generali è una partecipazione strategica e deve dare valore agli azionisti e quindi se la spinta si è esaurita, occorre un cambiamento.