A Generali comincia l'era Donnet

Le sfide: tagliare i costi e navigare con i tassi a zero

La fase di incertezza è durata qualche mese, da quando l'ex amministratore delegato delle Generali, Mario Greco, il 26 gennaio ha comunicato la sua indisponibilità al rinnovo del suo mandato per approdare a Zurich. Ieri, il comitato nomine della compagnia (composto dal presidente Gabriele Galateri, dal vicepresidente Francesco Gaetano Caltagirone e da Lorenzo Pellicioli) ha trovato la quadra, confermando i rumors delle ultime settimane: il timone del Leone sarà affidato all'ad Philippe Donnet (nella foto) affiancato dal direttore generale, Alberto Minali, che dovrebbe ricevere ampie deleghe operative. Donnet, a Trieste dal 2013 dopo una lunga carriera internazionale con Axa, è il responsabile dell'Italia sebbene sia cittadino francese (e sarà il primo ad straniero della storia del gruppo). È anche membro del consiglio di sorveglianza di Vivendi, azionista di Telecom, da cui però potrebbe decidere di dimettersi nei prossimi mesi. Minali, direttore finanziario di Generali dal 2012 pochi mesi dopo l'arrivo di Greco, è stato con l'ex ad tra gli architetti dei due piani strategici lanciati dal gruppo. Una scelta di continuità interna supportata da un socio forte come Mediobanca a seguito dell'orientamento strategico già impresso quattro anni fa con l'arrivo di Greco. E approvata da Piazza Affari dove Generali ieri ha guadagnato il 7,2% a 13,9 euro, spinto anche dall'«effetto Draghi» sull'intero listino.Le proposte del comitato nomine passano ora al vaglio dal cda di Generali, cui spetta il sigillo finale. La prossima riunione è quella del 17 marzo che esaminerà anche i conti 2015. Una volta insediato, quali saranno le prime sfide che dovrà affrontare il nuovo tandem Donnet-Minali? Portare avanti il piano industriale annunciato da Greco a maggio. Ovvero, mantenere la sua promessa al mercato di raggiungere i 5 miliardi di utili in tre anni sul «modello» Amazon per diventare il numero uno del retail assicurativo in Europa. Tra le priorità, i manager avranno inoltre il compito di concentrarsi sui Paesi più redditizi e tagliare gli oltre 550 milioni di euro di costi della holding alimentati dalla struttura organizzativa «centrale» creata dall'ex ad. Dovranno inoltre navigare nel mare ancora inesplorato delle nuove regole europee (Solvency 2) con cui andranno misurati i requisiti patrimoniali. Il modello di business del Leone resta infine molto esposto al fattore tassi di interesse, e nell'era del quantitative easing e dei tassi a zero la sfida sarà ancora più ambiziosa.CC